TERRE RARE E IA: LA NUOVA FRONTIERA DELLA COMPETIZIONE GLOBALE

Per anni, il dibattito sulle terre rare e sui minerali critici si è concentrato su due pilastri: la transizione ecologica e la sicurezza nazionale. Da un lato, l’attenzione è stata rivolta a batterie e mobilità elettrica; dall’altro, a sistemi d’arma e aerospazio.

Domani, 4 febbraio 2026, a Washington D.C., si terrà il primo Critical Minerals Ministerial, un vertice internazionale promosso dal Segretario di Stato USA Marco Rubio. L’evento vedrà la partecipazione di una vasta coalizione — tra cui USA, UE, Regno Unito, Giappone, India, Repubblica Democratica del Congo e Argentina — con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione e diversificare le catene di approvvigionamento.

Oltre a clima e difesa, emerge ora un terzo tema cruciale: la supremazia nell’intelligenza artificiale. Spesso percepita come tecnologia “immateriale”, l’IA dipende in realtà da una base fisica precisa: semiconduttori avanzati, data center energivori e hardware specializzato oltre che energia. Terre rare, gallio, germanio, litio e cobalto non sono semplici materiali industriali, ma gli elementi fondamentali per scalare modelli di IA competitivi.

Gli Stati Uniti considerano l’IA un fattore di potere strategico paragonabile all’energia nel Novecento e puntano a recidere la dipendenza dalla Cina. Per l’Europa, il rischio è una doppia dipendenza: tecnologica verso i software e materiale verso le risorse. Senza un approccio coordinato, la sovranità tecnologica rischia di rimanere uno slogan, con buona pace di tanti sovranisti che sembrano vedere nelle organizzazioni internazionali un attentato alla propria autonomia.

Il vertice di Washington segna dunque un cambio di paradigma: il controllo delle risorse tangibili è oggi la leva decisiva per dominare il futuro digitale. La chiamata da parte degli Stati Uniti a unire le forze è quindi non solo benvenuta ma quasi salvifica nell’interesse generale.

Rimane però un tema di fondo, oltre alle difficolta di una situazione in cui una sola nazione, la Cina, è riuscita a controllare quasi il 90% della raffinazione mondiale delle materie critiche, mentre possiede direttamente circa il 60% delle stesse. Il tema è quanto l’Europa stessa possa confidare sull’alleato di oltre Atlantico, le cui decisioni erratiche si accompagnano a politiche di sostegno (introdotte dal presidente Biden nel 2022, quali l’Inflation Reduction Act e le politiche dei dazi voluti dal presidente Trump) che spesso giungono quasi ai limiti dell’aggressività drenando risorse ed opportunità all’Europa (vedi il caso Pensana Saltend in cui un impianto di raffinazione delle terre rare si è mosso dal Regno Unito agli Stati Uniti proprio a seguito degli incentivi USA)  e pongono dubbi sulla convergenza degli interessi non solo sul lungo periodo, ma anche su quello a breve.

In questo scenario sono benvenute le strategie dell’Unione Europea, delineate nel Critical Raw Material Act (CRMA) del 2024 e nel REsourcEU del 2025, ponendo chiari obiettivi da raggiungere sia in termini di obiettivi da raggiungere nella produzione interna (almeno 10%), raffinazione (40%) e riciclo interni (25%) e della riduzione della dipendenza da un solo paese entro il 2030 (65%), insieme a iter procedurali più veloci e snelli e alle risorse finanziarie necessarie sono forse la migliore assicurazione di avere un rapporto paritetico con l’alleato e la possibilità di svolgere un ruolo autonomo in caso di necessità.

In questo scacchiere, la piena attuazione del CRMA non è solo strategia industriale, ma l’unica polizza assicurativa per garantire che l’Europa si sieda al tavolo di Washington come partner strategico e non come semplice cliente tecnologico.

2026-02-03T11:45:32Z