Immaginate un quattordicenne italiano. Per legge, può avere rapporti sessuali consensuali, ma non può accedere a un sito pornografico online senza verificare la propria identità digitale. E soprattutto, non può ricevere informazione sessuale a scuola perché il governo ha deciso che la sessualità è un argomento troppo delicato per essere affrontato in aula.
Preferisco parlare di "informazione sessuale" piuttosto che di "educazione sessuale" seguendo l'insegnamento di Marco Pannella e del movimento radicale. Non è una scelta terminologica casuale. La parola "educazione" porta con sé una connotazione paternalista: evoca un'autorità competente, ma anche moralizzante o limitante. "Informazione", invece, significa fornire tutte le conoscenze necessarie affinché l’individuo possa fare scelte autonome e responsabili. È un approccio profondamente liberale: fiducia nell'individuo, rigetto del moralismo di Stato, valorizzazione della responsabilità personale.
Ma torniamo al nostro quattordicenne. Questo ragazzo, questa ragazza, si trova in una terra di nessuno: abbastanza grande per fare sesso, ma troppo giovane per essere informato su come farlo in modo sicuro, consapevole e rispettoso. È il paradosso dell'Italia di Meloni, un paese dove il controllo digitale sostituisce l’informazione, dove la sessuofobia si traveste da protezione dei minori.
Benvenuti nell'Italia del 2025, dove ignoranza e sorveglianza si danno la mano per creare una generazione più vulnerabile, non più protetta.
Dal 12 novembre 2025 è entrata in vigore una norma che impone la verifica obbligatoria dell'età per accedere ai siti pornografici in Italia. L'AGCOM, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ha tradotto in delibera operativa il decreto legislativo 208/2021, modificato nel 2024 proprio per attribuire a questo organismo il potere di imporre controlli sull'accesso ai contenuti vietati ai minori.
La misura si presenta con la retorica della protezione. In realtà, è una scelta politica chiara del governo Meloni: sostituire l’informazione con la sorveglianza.
Parallelamente, il Ddl Valditara cerca di bloccare l’informazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane. Il ministro dell'Istruzione e del Merito ha ribadito più volte che la sessualità è materia che "compete alle famiglie", rivendicando il loro diritto di veto su qualsiasi programma di informazione sessuale nelle scuole. Eppure, contemporaneamente, lo stesso governo ritiene queste stesse famiglie incapaci di compiere la scelta genitoriale più elementare che esista: attivare le funzioni di controllo parentale native su tutti dispositivi moderni nelle mani dei propri figli.
Questa contraddizione rivela la vera natura della misura: non fiducia nelle famiglie, ma sfiducia radicale nell'autonomia individuale. Non protezione dei minori, ma espansione del controllo statale che si maschera da paternalismo protettivo. Come osservava Hannah Arendt ne "Le origini del totalitarismo", l'idea stessa di vedere i cittadini come oggetto di cura – "come un buon pastore si occupa del gregge" – è devastante. Li oggettivizza rispetto a qualcosa che deve essere instradato, gestito, normato. È l'inizio di quella che Arendt chiamava la "genealogia dell'autorità" totalitaria.
Il risultato pratico è che milioni di studenti italiani attraversano l'intero percorso scolastico senza mai ricevere informazioni accurate su consenso, contraccezione, malattie sessualmente trasmissibili, rispetto del corpo proprio e altrui, diversità di orientamento e identità.
Il dispositivo AGCOM incarna perfettamente quello che Evgeny Morozov ha definito "soluzionismo tecnologico": l'illusione che ogni problema sociale complesso possa essere risolto con una soluzione tecnica semplice. Un click, una verifica, e i minori sono al sicuro. È una narrazione rassicurante, ma falsa.
La realtà dimostra tre effetti concreti e misurabili, tutti negativi. Primo: dopo l'introduzione dell'Online Safety Act nel Regno Unito, Proton VPN ha registrato un aumento di oltre il 1.400% nelle iscrizioni, mentre i download complessivi di VPN sono cresciuti fino a 15 volte. I giovani, nativi digitali, hanno aggirato i blocchi in pochi minuti.
Secondo: come evidenziato dall'esperienza britannica e spagnola, quando si bloccano i siti pornografici mainstream si spinge inevitabilmente gli utenti verso alternative più pericolose. Siti dove non esistono controlli sul materiale caricato, piattaforme su dark web, contenuti piratati su server sconosciuti dove i rischi di malware, phishing, furti d'identità ed esposizione a contenuti illegali sono esponenzialmente più alti. È l'effetto proibizionista classico: il divieto non elimina la domanda, la sposta verso mercati meno sicuri e più dannosi.
Terzo, e più insidioso: il senso di falsa sicurezza. Bruce Schneier, esperto di sicurezza informatica, ha coniato il termine "security theater" – teatro della sicurezza – per descrivere misure che danno l'impressione di protezione senza fornire protezione reale. Il blocco AGCOM parte con 43 domini su oltre 1 milione di siti pornografici esistenti. Non è una strategia di protezione, è un palcoscenico dove lo Stato recita la parte del protettore mentre i giovani, nell'ombra, continuano ad accedere agli stessi contenuti – anzi, a contenuti potenzialmente più pericolosi – ma ora con l'illusione collettiva di aver fatto qualcosa. I genitori si sentono sollevati dalla responsabilità, i ragazzi imparano che le regole si aggirano, e nessuno riceve l'informazione necessaria per navigare consapevolmente la propria sessualità.
Ma qui emerge un paradosso più profondo. La scuola pubblica italiana ha progressivamente abbandonato la sua funzione primaria – trasmettere sapere, formare cittadini capaci di pensiero critico – per trasformarsi in un'agenzia di "educazione a": alla cittadinanza, alla legalità, alla sostenibilità, all'affettività. Ogni nuovo ambito viene presentato come progresso, ma nasconde uno svuotamento. Quando una società non crede più nella forza autonoma della conoscenza, trasforma l'istruzione in terapia comportamentale. Gli insegnanti non aprono più mondi intellettuali, ma gestiscono stati d'animo. La cultura diventa un repertorio di competenze emotive, serve a evitare conflitti invece che a comprendere la realtà.
Da liberale, rivendico un'alternativa radicale: la scuola deve trasmettere conoscenza, non gestire emozioni. Il compito della scuola è di fornire gli strumenti conoscitivi perché ciascuno possa pensare, scegliere, discernere autonomamente. Solo la conoscenza rende l'individuo libero da manipolazioni e suggestioni collettive. L'informazione sessuale e affettiva, intesa in senso pannelliano, è il contrario del paternalismo: è rispetto per l'autonomia della persona.
Il sistema di verifica dell'età implementato da AGCOM solleva interrogativi fondamentali che vanno oltre la questione della pornografia. Riguardano la sorveglianza di massa, la privacy, il ruolo dello Stato nella vita digitale dei cittadini.
Il cosiddetto "doppio anonimato" promette che il sito di destinazione riceva solo la conferma "18+" senza dati identificativi dell'utente. Ma chi gestisce questa verifica? Chi custodisce i dati raccolti? Quali garanzie esistono contro aggregazione, analisi, hackeraggio?
Il paradosso finale è completo. Un governo che dice di voler proteggere i bambini li priva sistematicamente degli strumenti per proteggersi davvero. Nega alle famiglie la libertà di scegliere autonomamente se e come utilizzare strumenti di controllo già disponibili, ma rivendica il loro diritto di negare ai figli l'informazione. Costruisce un'infrastruttura di sorveglianza facilmente aggirabile che spinge i giovani verso rischi maggiori, ma blocca l'unica protezione reale: la conoscenza. Crea una sicurezza di facciata mentre il vuoto informativo e i rischi cibernetici espongono i giovani a danni concreti.
La vera soluzione è liberale e radicale: responsabilità individuale e informazione completa. Lo Stato deve informare, affinché ciascuno possa fare scelte consapevoli, non censurare o imporre modelli morali. Deve fornire ai cittadini le conoscenze e gli strumenti per fare scelte informate e responsabili. Ciò significa fare informazione sessuale e affettiva nelle scuole, formare adeguatamente gli insegnanti, informare le famiglie sulla necessità di attivare i controlli parentali sui dispositivi dei propri figli. Significa riconoscere che la sessualità è parte naturale della vita umana e che negarla o nasconderla non la fa sparire, la rende solo più pericolosa. Il governo Meloni ha scelto l'ignoranza e il controllo. Tocca a noi cittadini, genitori, educatori, pretendere un'alternativa fondata sulla libertà individuale e sulla conoscenza. Meritano una società che accompagna i giovani verso la consapevolezza, non che li spinge verso l'ignoranza.
2025-11-18T09:45:33Z