Se c'era una cosa su cui nessuno poteva esprimere critiche al governo erano i conti pubblici. E invece, sorpresa. L'Istat ha diffuso le stime sul 2025 e il deficit si è fermato al 3,1% del Pil, senza sfondare verso il basso quella soglia del 3% che avrebbe permesso all'Italia di uscire dalla procedura europea per disavanzi eccessivi. Un risultato inatteso, considerando che sia il Governo sia i tecnici della Commissione Ue, a metà novembre, avevano ipotizzato un disavanzo al 2,98%.
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha commentato a caldo parlando di dati "non definitivi" e attribuendo la responsabilità all'"ultimo colpo di coda del Superbonus condomini". Anche il debito pubblico si rivela più alto del previsto, al 137,1% del prodotto interno lordo anziché al 136,2% atteso. La crescita del Pil in volume si attesta allo 0,5%.
I decimali, quando si balla intorno al 3%, pesano enormemente. Non si tratta di questioni contabili astratte: dall'uscita dalla procedura dipende la possibilità per l'Italia di accedere ai prestiti del programma europeo Safe per la Difesa, fino a 14,9 miliardi, e di attivare la clausola di salvaguardia nazionale che esclude dai calcoli sul rispetto del Patto di stabilità una spesa militare aggiuntiva fino all'1,5% del Pil.
La partita non è ancora chiusa: i conti definitivi arriveranno con la notifica Eurostat del 21 aprile. Ma se il 3,1% sarà confermato, l'addio alla procedura slitterà al 2027, complicando l'avvio degli impegni assunti con i partner europei e della Nato proprio mentre gli scenari di guerra evolvono a un ritmo ben più accelerato di quello dei nostri conti pubblici.
2026-03-02T11:15:32Z