Gli effetti delle tensioni in Iran e in Medio Oriente si riflettono immediatamente sui prezzi dei carburanti in Italia, con rincari diffusi sulla rete. E mentre benzina e gasolio salgono, l’aumento finisce anche sotto la lente dell’Antitrust: Assoutenti ha annunciato un esposto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato per verificare le anomalie registrate nei listini.
Secondo il monitoraggio di Staffetta Quotidiana, tutte le compagnie petrolifere avrebbero ritoccato i prezzi al pubblico con incrementi fino a 10 centesimi di euro. Un’escalation che pesa subito sui rifornimenti e rischia di trasferirsi sull’intera catena dei prezzi, considerando che circa l’80% delle merci in Italia viaggia su gomma.
Per il presidente Gabriele Melluso l’andamento è «anomalo» per rapidità ed entità dei rincari, anche alla luce del fatto che parte del greggio oggi lavorato sarebbe stato acquistato mesi fa a quotazioni inferiori. L’associazione sottolinea inoltre come non esista un automatismo diretto tra prezzo del Brent e costo alla pompa, richiamando il precedente del 2012, quando con il petrolio oltre i 100 dollari al barile la benzina si attestava su livelli simili agli attuali. Da qui la richiesta di un’indagine per escludere intese anticoncorrenziali o pratiche scorrette.
Intanto i numeri confermano la nuova fiammata: la benzina self service sale a 1,693 euro al litro, il gasolio a 1,753 euro. Sulla rete autostradale — denuncia il Codacons — il diesel arriva a toccare punte di 2,5 euro al litro. Assotir segnala aumenti del gasolio compresi tra i 10 centesimi in Lombardia e i 24 centesimi in Sicilia, oltre a criticità negli approvvigionamenti in Campania e in Lombardia.
Anche Adoc parla apertamente di «speculazioni», ricordando che l’Italia dispone di scorte tali da attenuare oscillazioni improvvise. Una valutazione condivisa dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che assicura come il Paese sia solido sotto il profilo quantitativo grazie a elevati livelli di stoccaggio e a fonti di approvvigionamento diversificate. Anche il Centro di formazione e ricerca sui consumi denuncia possibili fenomeni speculativi e propone un taglio immediato dell’Iva sui carburanti.
Le ripercussioni sull’autotrasporto sono rilevanti. Cna Fita stima un aggravio medio di 2.400 euro l’anno per ciascun tir, cifra che potrebbe crescere di altri 13.000 euro in caso di conflitto prolungato. L’associazione chiede un credito d’imposta straordinario finanziato con l’extragettito Iva e giudica «inaccettabile» l’aumento dei prezzi su scorte acquistate e raffinate mesi addietro. Sulla stessa linea Conftrasporto, secondo cui il settore sta pagando per primo il conto della crisi e che sollecita la sospensione immediata dell’Ets per il trasporto, oltre a misure straordinarie a sostegno della logistica.
Intanto, il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha convocato per venerdì 6 due riunioni della Commissione di allerta rapida sui prezzi, presieduta da Benedetto Mineo: un primo incontro sarà dedicato all’andamento dei mercati energetici, il secondo alle possibili ricadute sull’inflazione.
2026-03-04T18:29:45Z