La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) dovrebbe andare ufficialmente in pensione nel 2030. Una data che però per parte del Congresso statunitense è troppo prossima. La ISS potrebbe così continuare a volare intorno alla Terra un po' più a lungo di quanto pensassimo. Il 4 marzo scorso la Commissione del Senato degli Stati Uniti per il commercio, la scienza e i trasporti ha approvato un disegno di legge che posticiperebbe di due anni la dismissione del laboratorio orbitante, che dal novembre 2000 ospita continuamente equipaggi di astronauti a rotazione. La fine (un po' ingloriosa, bruciata nell'atmosfera) verrebbe rinviata al 30 settembre 2032.
L'obiettivo della proroga sarebbe quello di evitare un vuoto nella presenza umana e nelle capacità di stazionamento in orbita bassa (LEO, Low Earth Orbit) da parte degli Stati Uniti, per non lasciare alla Cina la leadership del settore prima che le stazioni commerciali siano pronte, come ha scritto la Commissione. "Questo è un momento cruciale per il programma spaziale della nostra nazione", ha affermato il senatore Ted Cruz, presidente della Commissione, durante un'audizione. "L'America deve mantenere la leadership nell'orbita terrestre bassa e allo stesso tempo intraprendere una nuova era di esplorazione con il programma Artemis".
La Cina al momento rappresenta per gli Stati Uniti un forte competitore anche nel settore spaziale, avendo completato, alla fine del 2022, la costruzione della stazione orbitante Tiangong composta da tre moduli e il cui utilizzo è previsto fino ad almeno la metà degli anni ‘30. Gli Stati Uniti, da parte loro, prevedono di sostituire la vecchia ISS con uno o più avamposti commerciali. La NASA ha incoraggiato lo sviluppo di tali stazioni attraverso il suo programma Commercial LEO Destinations, che dal suo avvio nel 2021 ha stanziato oltre 500 milioni di dollari, la maggior parte dei quali destinati a Blue Origin e Voyager Technologies di Jeff Bezos, due società che guidano rispettivamente i progetti delle stazioni spaziali Orbital Reef e Starlab.
Sono in fase di realizzazione anche altri avamposti. La startup californiana Vast, ad esempio, ha appena raccolto 500 milioni di dollari per la sua stazione Haven-2. E la società di Houston Axiom Space mira a gestire un proprio avamposto LEO, che sarà costituito da moduli originariamente lanciati e agganciati alla ISS.
Le aziende dietro a tutti questi avamposti commerciali prevedono di renderli operativi prima del 2030. Tuttavia, il nuovo disegno di legge approvato suggerisce che la commissione del Senato sia scettica sulla sua capacità di rispettare tale scadenza. Tant’è che il nuovo disegno di legge impone alla NASA di non iniziare a smantellare la ISS fino a quando non sarà operativa una stazione commerciale.
"Quando una o più stazioni spaziali commerciali saranno in grado di fornire servizi alla National Aeronautics and Space Administration, l'amministratore avvierà il processo di transizione ordinata e gestita delle operazioni dalla Stazione Spaziale Internazionale ai fornitori commerciali in modo tale da mantenere una presenza umana continua", si legge nel disegno di legge. Norma che respinge anche il taglio del 24% previsto dal presidente Trump ai finanziamenti della NASA, stanziando 24,7 miliardi di dollari alla NASA per l'anno fiscale 2026 e 25,3 miliardi di dollari per l'anno fiscale 2027. L’iter del disegno di legge è però tutt’altro che concluso, perché deve essere approvato dai due rami del Congresso USA e, infine, firmato dal Presidente Trump.
2026-03-10T14:45:31Z