156MILA NEGOZI CHIUSI, L'ALLARME: «OGNI SARACINESCA ABBASSATA è UN PRESIDIO DI LEGALITà E SOCIALITà CHE VIENE MENO»

Centocinquantaseimila serrande abbassate. Non è solo un numero, è una fotografia impietosa del Paese. È il commercio di prossimità che arretra, sono le strade che si svuotano, è un pezzo d’Italia che smette di respirare.

A leggere i dati, l’allarme è già emergenza. A interpretarli, con lo sguardo di chi da anni osserva le dinamiche economiche, è il commercialista ed economista Gianni Lepre, che mette in fila numeri e conseguenze senza attenuarne il peso: «Non sono semplici cessazioni di attività. Ogni negozio che chiude è un presidio che viene meno: legalità, socialità, economia. Dietro quei numeri ci sono famiglie, sacrifici, competenze».

Il rischio, spiega, è quello di una desertificazione silenziosa ma progressiva. Non solo economica, ma urbana e culturale. Perché il commercio non è solo vendita: è relazione, è presenza, è vita quotidiana.Tre i nodi che emergono con chiarezza. Il primo è uno squilibrio competitivo sempre più evidente: da una parte il commercio tradizionale, dall’altra i grandi player globali dell’e-commerce, con regole e carichi fiscali spesso non comparabili. Una partita che nasce già impari.

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Il secondo riguarda i costi. Affitti, energia, burocrazia: una pressione costante che, per le micro-imprese, ha superato il limite della sostenibilità. Aprire è difficile, restare aperti lo è ancora di più. Il terzo è il calo dei consumi. Le famiglie spendono meno, selezionano di più, rinviano. E a pagare il prezzo più alto sono proprio i negozi di quartiere, quelli che vivono di prossimità e continuità. Non basta, secondo Lepre, limitarsi a misure tampone. Serve una strategia. Un piano che rimetta al centro quelle che definisce le “luci della città”, i negozi che tengono accesi i territori.

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La prima leva è il ricambio generazionale: incentivare i giovani a rilevare attività storiche, trasformando la continuità in innovazione. La seconda è il credito: un rapporto più fluido tra banche e imprese, che consenta investimenti e modernizzazione senza ostacoli insormontabili. La terza è la tutela dei distretti urbani, con politiche che riportino persone e vita nei centri storici.

«Non possiamo permettere che le città diventino deserti urbani», avverte Lepre. «Il commercio è il termometro della salute di un Paese. E oggi la febbre è altissima». Il dato resta lì, come una soglia già superata: 156mila attività chiuse. Ma la vera domanda è un’altra. Quante ne siamo ancora in tempo a salvare.

2026-04-07T16:59:42Z