RUSSIA, STRETTA SULLE CHAT: WHATSAPP BLOCCATA E TELEGRAM RALLENTATA. AVANZA MAX, LA SUPER-APP DEL CREMLINO

La decisione è stata presa e attuata. In Russia WhatsApp non funziona più. Dopo settimane di segnali, rallentamenti e tensioni, il Cremlino ha completato il blocco dell’app di messaggistica controllata da Meta, tagliando fuori fino a cento milioni di utenti. È un passaggio che chiude definitivamente il capitolo iniziato nel 2022, quando Facebook e Instagram erano stati oscurati dopo che un tribunale russo aveva definito Meta un’organizzazione “estremista”.

Per anni WhatsApp era rimasta una sorta di eccezione, troppo popolare per essere sacrificata. Oggi quell’eccezione non esiste più. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha spiegato che il blocco deriva dalla mancata conformità alle leggi russe. Se l’azienda americana accetterà di adeguarsi e avvierà un dialogo con le autorità, ha aggiunto, allora si potrà discutere di una riapertura. In caso contrario, nessun ripristino del servizio.

Situazione simile anche per Telegram, l’altra grande piattaforma di messaggistica finita nel mirino delle autorità, che la accusano di non contrastare in modo adeguato l’utilizzo del servizio per finalità terroristiche. L’ente regolatore Roskomnadzor ha confermato di aver applicato limitazioni tecniche al funzionamento dell’app. In concreto si tratta di un rallentamento intenzionale del traffico: download che si bloccano, file multimediali che non si caricano, messaggi che arrivano con forte ritardo. Non c’è un divieto ufficiale, ma una compressione progressiva del servizio che ne compromette l’affidabilità e ne scoraggia l’uso quotidiano.

WhatsApp bloccato in Russia: le ragioni ufficiali e lo scontro sulla sicurezza

Mosca giustifica la stretta con motivazioni legate alla sicurezza interna. Le autorità sostengono che WhatsApp e Telegram siano utilizzate per organizzare attività terroristiche, per reclutare cittadini in operazioni di sabotaggio e come canali privilegiati per frodi ed estorsioni. Le truffe via app di messaggistica, spiegano, sono diffuse e rappresentano un problema serio.

Da parte sua WhatsApp parla di un tentativo di blocco totale mirato a spingere gli utenti verso un’app controllata dallo Stato, definendo la misura un passo indietro per la sicurezza delle comunicazioni private. Anche il fondatore di Telegram, Pavel Durov, ha accusato le autorità russe di voler indirizzare i cittadini verso una piattaforma statale costruita per la sorveglianza e la censura politica.

Il confronto è ormai apertamente politico. Non riguarda solo il rispetto di norme tecniche o la localizzazione dei dati, ma la definizione stessa di comunicazione privata in un contesto di controllo crescente.

Un tassello della Runet, l’internet sovrana

Il blocco di WhatsApp non è un episodio isolato. Si inserisce nel progetto più ampio di costruzione della cosiddetta Runet, una rete internet russa sempre più autonoma da quella globale, con infrastrutture e piattaforme nazionali e con i dati custoditi su server interni al Paese.

Negli ultimi anni Mosca ha lavorato per ridurre la dipendenza da servizi occidentali, spingendo su alternative locali e rafforzando la capacità tecnica di isolare il traffico digitale. L’uscita di scena di una delle app più utilizzate al mondo segna un punto di svolta. È il segnale che la strategia è entrata in una fase matura.

Max, la super-app statale che vuole sostituire tutto

In questo scenario emerge Max, la piattaforma sviluppata nell’orbita di VK, il principale social network russo. VKontakte è stato creato nel 2006 dallo stesso Pavel Durov ed è stato a lungo definito il “Facebook russo”. Oggi quell’ecosistema è pienamente inserito nella strategia digitale sostenuta dal Cremlino.

Max non nasce semplicemente per colmare il vuoto lasciato da WhatsApp o per contendere spazio a Telegram. L’ambizione è più ampia e strutturale. La piattaforma punta a diventare il centro nevralgico della vita online dei cittadini russi, accorpando comunicazione, servizi pubblici e strumenti finanziari in un unico ambiente controllato a livello nazionale (come WeChat in Cina o come sogna Elon Musk con la sua X).

L’app è progettata come una vera super-app. Alla messaggistica privata e di gruppo si affiancano chiamate audio e video, scambio di file, accesso ai servizi governativi, pagamenti elettronici, commercio online. Dalle conversazioni quotidiane al pagamento di una multa, dalla prenotazione di una visita medica alla gestione di pratiche amministrative, tutto converge nella stessa interfaccia.

La spinta istituzionale è stata decisiva. Dal 1° settembre 2025 Max è obbligatoriamente preinstallata su tutti gli smartphone e tablet venduti in Russia e nei territori occupati. La crescita degli utenti è stata rapida, favorita anche dalle restrizioni imposte alle piattaforme straniere. A differenza delle app occidentali, Max non adotta la crittografia end-to-end: una scelta che consente alle autorità l’accesso ai dati per motivi di sicurezza nazionale. Secondo diverse analisi, l’app raccoglie integralmente le informazioni degli utenti ed è utilizzabile esclusivamente con numeri di telefono russi o bielorussi.

In questo modo Max si candida a diventare non solo un’alternativa tecnica, ma l’infrastruttura portante della nuova internet russa.

Un nuovo equilibrio per oltre cento milioni di utenti

L’effetto combinato di blocchi e restrizioni sta ridisegnando l’intero panorama digitale russo. Telegram rimane un canale fondamentale per l’informazione e per molte comunicazioni ufficiali, ma opera in un contesto di pressione costante e limitazioni tecniche. WhatsApp è stata di fatto estromessa. Nel mezzo c’è Max che avanza come alternativa nazionale e come infrastruttura digitale integrata.

Per oltre cento milioni di persone il modo di comunicare si sta trasformando. Il conflitto tra Mosca e le piattaforme occidentali sta ridisegnando i confini tra privacy e controllo, tra rete globale e sovranità digitale. E il Cremlino punta ad averne pieno controllo.

2026-02-12T13:21:32Z