Italia e Spagna, l’eterno confronto. E negli ultimi anni, come viene detto da molte parti, il confronto volge a favore di Madrid, al netto del fatto che i due Paesi sono tra i principali beneficiari del Next Generation EU, con circa 194 miliardi di euro destinati all’Italia e 100 miliardi alla Spagna (rispettivamente l’11% e l’8% del PIL 2019). Nonostante questa base comune, dal 2020 le due economie hanno seguito traiettorie macroeconomiche significativamente diverse, con la Spagna nettamente più dinamica. A rivelarlo in questo caso è lo studio Trending Topics di Prometeia.
Tra il quarto trimestre 2019 e il quarto trimestre 2025, il Pil è cresciuto del 7.1% in Italia e del 10.6% in Spagna, performance superiore anche alla media dell’area euro (6.8%). Il divario si amplia nella fase successiva al recupero dei livelli pre-pandemici: tra il secondo trimestre 2022 e il quarto trimestre 2025, la crescita cumulata è stata del 10.2% in Spagna e solo del 2.2% in Italia; e si conferma anche eliminando l’effetto delle diverse dinamiche della popolazione: la crescita del Pil pro-capite è stata infatti del 6.5% in Spagna e solo del 2.5% in Italia.
Dal lato della domanda, la migliore performance spagnola è trainata da una più robusta espansione della spesa delle AP (+18.6% contro +7.3% in Italia), in gran parte per l’aumento dell’occupazione nel settore pubblico, e da una forte crescita degli investimenti in beni immateriali (+40% contro +23%). Questi ultimi rappresentano oggi il 42% degli investimenti totali in Spagna, circa 10 punti percentuali in più rispetto all’Italia. A ciò si aggiunge un contributo più dinamico delle esportazioni di servizi, sostenute sia dal turismo sia dai servizi tecnologici alle imprese. In Italia, invece, un ruolo più rilevante è stato svolto dagli investimenti in costruzioni, che hanno rappresentato un traino importante sia nella componente residenziale sia, nel periodo più recente, in quella non residenziale, sostenuta dagli investimenti del Pnrr.
La diversa configurazione del Pnrr nei due paesi si è riflessa nelle diverse traiettorie delle componenti della domanda. In Italia, le risorse sono state maggiormente concentrate nel comparto delle costruzioni; in Spagna, invece, l’allocazione ha privilegiato interventi legati alla digitalizzazione, all’innovazione e alla transizione energetica, con un sostegno alle Pmi fortemente orientato agli investimenti a elevato contenuto tecnologico. Le valutazioni della Commissione europea indicano, infatti, un impatto settoriale più marcato in Spagna nei comparti digitali. Guardando agli effetti complessivi sulla crescita, il contributo diretto dei due Piani appare a vantaggio dell’Italia di circa 0.2 punti percentuali, coerentemente con la diversa entità degli stanziamenti ex-ante. Nel complesso, quindi, il divario di crescita tra i due paesi non sembrerebbe spiegato dall’impatto diretto del Pnrr.
Un ulteriore elemento di divergenza riguarda l’impatto dello shock energetico successivo all’invasione dell’Ucraina. In Italia, i prezzi del gas per le famiglie nel 2025 risultano circa il 48% più elevati rispetto al 2019, mentre in Spagna sono tornati sui livelli pre-crisi. Questa dinamica ha probabilmente inciso in misura meno penalizzante sui consumi delle famiglie spagnole, contribuendo alla maggiore resilienza della loro economia.
In sintesi, il maggiore dinamismo della Spagna appare legato a un insieme di fattori che vanno dal forte aumento della spesa delle Amministrazioni pubblica, resa possibile da minori vincoli di bilancio rispetto all’Italia (il debito pubblico in percentuale del Pil era 100.1% a fine 2025, 137.1% in Italia), a un costo minore dell’energia, soprattutto per le famiglie. Il Pnrr ha contribuito alla crescita di entrambe le economie, ma non rappresenta il fattore decisivo nello spiegare il divario tra esse. In prospettiva, la composizione degli investimenti più orientata all’innovazione tecnologica in Spagna, più che l’entità delle risorse impiegate, pone le basi per un maggiore impulso alla crescita di lungo periodo.