Lungo i corridoi di Palazzo Salimbeni a Siena soffiano freddi spifferi, tanto che ieri il titolo ieri è arrivato a crollare in borsa di oltre il 4%. Sembrava si fosse ormai posato il polverone generato dal risiko bancario delle scorse settimane che ha portato le truppe di Montepaschi-Delfin-Caltagirone a muovere su Mediobanca e invece ci sono ancora scintille tra i partecipanti la missione, sebbene tutti si siano profusi in smentite. Il magnate delle costruzioni Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, i due maggiori investitori di Mps, entrambi con in mano anche partecipazioni in Generali, stanno puntato il dito contro l’ad della banca senese, Luigi Lovaglio, secondo alcuni rumors.
Tutto è iniziato con un articolo del Financial Times di venerdì secondo cui Caltagirone si sarebbe scontrato con Lovaglio, in merito ai piani per Mediobanca, una frattura che rischierebbe di spodestare il capo di una delle più grandi banche italiane. In particolare, secondo fonti di FT, Caltagirone e Lovaglio sarebbero in disaccordo sui piani per una fusione completa tra le due banche a causa delle implicazioni per la partecipazione di Mediobanca nella compagnia assicurativa Generali.
Lo stesso venerdì il Gruppo Caltagirone ha cercato di gettare acqua sul fuoco commentando il Financial Times, dicendo che le speculazioni su uno scontro con l’ad di Rocca Salimbeni erano fuori luogo e aggiungendo che il consiglio stava semplicemente discutendo internamente sulla strategia e la governance della banca. “Collegare questa discussione in sala riunioni al ruolo di un importante azionista, o alla partecipazione di Mediobanca in Generali, è una lettura opportunistica”, ha detto Caltagirone. Venerdì inoltre Delfin ha sostenuto Lovaglio affermando di sostenere la dirigenza della banca, escludendo di essere attualmente in trattative per la vendita della sua quota in Mps. Del resto anche il Cda di Mps aveva espresso “piena fiducia” a Lovaglio. Si aggiungono poi le telefonate e i complimenti rivolti a Caltagirone da Lovaglio – intercettati dai magistrati milanesi che indagano sui due.
Ma Piazza Affari non sembra credere ai messaggi di distensione. Monte dei Paschi alla chiusura della borsa milanese di venerdì era a 8,82 euro in calo del 4,18%, mentre Mediobanca segnava un -3,49% a 17,17 euro.
Delfin detiene il 17,5% di Mps, Caltagirone il 10,3%. Sono entrati a far parte del capitale quando il governo italiano, che aveva salvato Mps nel 2017 acquisendone una quota del 68%, ha ridotto la propria partecipazione al di sotto del 5%. Dopo la riduzione della partecipazione del Tesoro, Mps ha sostituito cinque amministratori, nominando tra i nuovi membri del consiglio il figlio di Caltagirone, Alessandro, ed Elena De Simone, amministratore della Caltagirone SpA.
Con l’operazione su Mediobanca, i due investitori chiave hanno rafforzato la loro influenza nella finanza italiana e ora che Mps è al centro del sistema finanziario italiano, le decisioni sulla sua leadership saranno cruciali per il futuro del settore. Lovaglio sta cercando di ottenere un rinnovo del mandato dal consiglio di amministrazione di Mps ad aprile, con un‘indagine della procura di Milano sull’affaire Mediobanca che complica le cose. L’ad di Mps è indagato insieme a Caltagirone e al presidente di Delfin Francesco Milleri per un presunto accordo occulto per ottenere il controllo di Mediobanca e Generali tramite Mps. Tutti e tre hanno negato qualsiasi illecito e l’autorità di regolamentazione del mercato italiano ha finora escluso qualsiasi accordo non reso noto.