Il sogno ossessivo della conquista delle Generali non porta fortuna al tycoon romano Francesco Gaetano Caltagirone che nell’assemblea del Monte dei Paschi ha collezionato l’ennesima sconfitta come era già successo nel corso degli anni nelle assemblee di Generali e Mediobanca. Il mercato non ha gradito l’arroganza con cui Caltagirone aveva preteso il licenziamento dell’Ad del Monte, Luigi Lovaglio, che è stato il vero vincitore di ieri, malgrado avesse risanato la banca senese e vinto l’Opas su Mediobanca con tutti suoi riflessi su Generali, il vero tesoro della finanza italiana. Ma l’arroganza di Caltagirone, che da anni sogna di mettere le mani sul Leone di Trieste ancor più che su Mediobanca e Mps, non è piaciuta nemmeno a Delfin della famiglia Del Vecchio e al Banco Bpm che, con il loro voto in assemblea a favore della lista che ha sostenuto Lovaglio, hanno provocato, insieme a fondi internazionali del calibro di BlackRock e Norges Bank, il clamoroso ribaltone.
L’esito dell’assemblea del Monte dei Paschi è una lezione per tutti gli apprendisti stregoni della finanza italiana e la conferma che per fortuna anche nel nostro Paese il mercato esiste e nei momenti cruciali conta, eccome se conta. Ed è una lezione anche per il Governo Meloni che con Ddl Capitali aveva cercato di favorire Caltagirone rendendo più macchinoso e contradditorio il rinnovo dei board. Il fatto che, malgrado la netta vittoria, (50% contro 38%) la lista Lovaglio abbia raccolto 8 consiglieri d’amministrazione di Mps contro i 6 della lista del Cda targata Caltagirone aumenta la confusione e fa riflettere soprattutto in vista della nomina del nuovo presidente della Consob. Come tutti sanno il regista del Ddl Capitali è stato il sottosegretario al Mef, Federico Freni. Quanto sia inopportuno nominarlo alla testa della Consob, dove l’arbitro del mercato deve non solo essere ma anche venire percepito come assolutamente indipendente, è sotto gli occhi di tutti. E c’è da augurarsi che il Governo Meloni ne tenga conto.