BORSE OGGI VEDONO GIà CREPE NELLA TREGUA TRA IRAN E USA E SCENDONO DAI PICCHI DI IERI. IL PETROLIO TORNA A SALIRE PER I TIMORI SU HORMUZ

Le prime crepe nella fragile tregua del Golfo hanno iniziato ad avvertirsi e subito i prezzi del petrolio hanno reagito con un rialzo mentre l’Iran ostenta il suo controllo sullo stretto di Hormuz decidendo selettivamente se consentire il passaggio e a quali condizioni, indicando anche di voler imporre un pedaggio alle navi per un transito sicuro. Ciò riaccende i peggiori incubi che un nuovo shock energetico si traduca presto in un’accelerazione dell’inflazione globale.

Nel frattempo, Israele ha condotto ieri l’attacco più pesante contro il Libano dall’inizio del conflitto con la milizia Hezbollah, uccidendo più di 250 persone. Il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha detto che l’accordo di ieri è stato violato in almeno tre punti, (tra cui l’attacco di Isralele) mettendo in discussione l’utilità dei colloqui con gli Stati Uniti previsti per sabato mattina a Islamabad. D’altro canto Trump ha detto che tutte le navi, gli aerei e il personale militare Usa rimarranno in Iran e nelle aree circostanti fino a quando “l’accordo effettivamente raggiunto” non sarà pienamente rispettato.

Le borse asiatiche sono rimaste prudenti, mostrando un calo contenuto alle nuove notizie, ma l’euforia che si è vista ieri, alimentata della speranza di una fine vicina del conflitto, si è già sciolta.

L’imposizione di pedaggi sullo Stretto: una nuova crepa nel commercio globale

L’idea dell’Iran di imporre un pedaggio per le navi che transitano nello stretto i Hormuz, sta provocando grandi tensioni e ulteriori timori di approvvigionamento. Teheran vorrebbe impore il pagamento di 1 dollaro al barile o 2 milioni di dollari per una superpetroliera Vlcc, effettuato in yuan o criptovalute: un duro colpo per il petrodollaro. Rappresenta inoltre un grosso problema per gli armatori che, anche se disposti a pagare, violerebbero numerose sanzioni imposte da diversi paesi. Poi c’è la questione non trascurabile della libertà dei mari, un pilastro fondamentale del commercio globale. Gli analisti si chiedono: se l’Iran può imporre pedaggi alle navi che transitano per Hormuz, perché la Cina non può farlo per lo Stretto di Taiwan, o lo Yemen per Bab el-Mandeb? Il Sudafrica potrebbe persino imporre una tariffa al Capo di Buona Speranza e il Cile a Cabo de Hornos. Ciò darebbe carta bianca all’imposizione di pedaggi sulle rotte marittime mondiali, spezzando un altro anello della catena di approvvigionamento.

Il prezzo del greggio è tornato a salire oggi: il Brent è in rialzo di oltre il 2% a 97 dollari, il Wti è in rialzo del 3,3% a 97,5%.

Wall Street ieri in rialzo. I verbali Fed indicano tassi in ascesa. Oggi il dato Usa sull’inflazione

Wall Street ieri ha chiuso in netto rialzo, quando ancora erano forti le speranze di un accordo di cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran. Tutti e tre i principali indici azionari statunitensi hanno visto un’impennata, soprattutto nella prima parte della seduta: il Dow Jones ha chiuso a +2,85%, S&P 500 a +2,51%, Nasdaq a +2,80%. L’indice S&P 500 ha superato la sua media mobile a 200 giorni per la prima volta da metà marzo, mentre il Dow Jones ha registrato il suo maggiore guadagno percentuale in una singola seduta dal 9 aprile 2025.

Dow Transports, società sensibile all’andamento economico, ha toccato un massimo storico, mentre il Russell 2000 con le società a bassa capitalizzazione ha mostrato una performance migliore di quella dei suoi concorrenti a maggiore capitalizzazione. L‘indice di volatilità del mercato Cboe, un barometro dell’ansia degli investitori, è sceso al suo livello più basso dall’inizio della guerra.

I settori che hanno subito il maggior colpo dall’inizio della guerra hanno registrato una robusta ripresa. Le compagnie aeree commerciali sono balzate del 5,7% i titoli legati ai viaggi e al tempo libero del 5,2% e i costruttori edili del 4,9%. In particolare Delta Air Lines ha guadagnato il 3,8%, nonostante le deludenti previsioni di profitto per il secondo trimestre: la compagnia aerea commerciale non ha voluto aggiornare le proprie previsioni annuali a causa delle incertezze legate alla guerra con l’Iran. Levi Strauss è balzato del 10,7% dopo che il produttore di abbigliamento ha rivisto al rialzo le previsioni annuali di vendite e profitti. Occhio ai tecnologici con Meta Platforms che ha presentato un nuovo modello di intelligenza artificiale e Anthropic che ha lanciato gli strumenti Claude per la creazione di agenti.

Ieri sono stati anche pubblicati i verbali della riunione di marzo della Federal Reserve statunitense, i quali hanno mostrato una crescente propensione ad aumentare i tassi di interesse, in quanto i responsabili delle politiche monetarie hanno rivisto al rialzo le previsioni di inflazione per il 2026 a causa dello shock petrolifero legato alla guerra. Oggi è in agenda, tra gli altri, il dato chiave dell‘inflazione Pce core per febbraio: dovrebbero mostrare un aumento dello 0,4% per il secondo mese consecutivo, e questo prima dell’impennata dei costi energetici.

Asia arretra compostamente. Investitori alla finestra

Le Borse asiatiche si muovono con prudenza, poco sotto a parità, dopo il rimbalzo di ieri, mentre il quadro resta altamente instabile. Il Kospi della Corea del Sud cala dell’1,5%.

Il Nikkei 225 del Giappone scende dello 0,8%. Il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha messo in guardia sugli effetti della volatilità dei mercati sui tassi di interesse, secondo quanto riportato da Reuters. “Gli aumenti dei tassi d’interesse trasmessi da altri mercati possono materializzarsi molto più rapidamente di quanto prevediamo,” ha detto.

L’S&P/ASX 200 australiano è stabile. Il CSI 300 della Cina cala dello 0,64%, seguendo le ampie perdite degli altri mercati asiatici. L’Hang Seng di Hong Kong perde lo 0,3%.

In India, il Nifty 50 scende dello 0,2%. Ieri la banca centrale del Paese ha avvertito che la guerra con l’Iran ha aumentato le preoccupazioni sull’inflazione, segnalando allo stesso tempo rischi per la crescita economica.

Il dollaro ha recuperato le perdite di ieri, mentre l’euro si è mantenuto stabile a 1,1669 dollari, dopo aver toccato un massimo di 1,1721 dollari. Il biglietto verde si è stabilizzato a 158,68 yen, dopo essere sceso fino a 157,89 ieri. Nei mercati delle materie prime, l’oro si è leggermente rafforzato a 4.721 dollari l’oncia, dopo aver toccato un massimo di 4.777 dollari durante la notte.

Borse europee viste aprire poco mosse. A Piazza Affari occhi a Eni e Diasorin

Le borse europee dovrebbero aprire intorno alla parità. I future sull’indice Euro Stoxx 50 sono poco mossi.

Banca Mediolanum – Gli afflussi di marzo hanno raggiunto 1,34 miliardi di euro (3,34 mld nel primo trimestre 2026). AuM a 920 mln (1,87 mld), AuC a 417 mln (1,47 mld).

Mps – Secondo i media, Caltagirone ha aumentato la propria partecipazione al 13,5%.

Brunello Cucinelli – Oggi si svolgerà il Cda sui ricavi del primo trimestre, a seguire la conference call.

Buzzi – Morgan Stanley abbassa il target price a 56 da 57 euro.

Diasorin – UBS ha tagliato la raccomandazione da Buy a Neutral, il target price è stato abbassato a 66 da 84 euro.

Enel – Il decreto bollette è stato approvato in via definitiva. Le nuove norme prevedono la proroga al 2038 della dismissione delle centrali a carbone, originariamente prevista entro il 2025.

Eni – Rbc aumenta il target price a 28 da 24 euro. Rothschild ha alzato il giudizio a Buy, target price a 27,2 euro

Fineco – La raccolta netta di marzo ha raggiunto 1,88 miliardi di euro, portando il primo trimestre 2026 a 4,63 miliardi (+44% su base annua), con AuM a 297 mln, AuC a 1,95 mld e deflussi dai depositi pari a 369 mln. Ricavi da brokerage a 28 mln (+6% a/a), oltre circa 20mila nuovi clienti.

Italgas – Ha sottoscritto con un pool di banche una nuova linea di credito revolving sustainability linked da 900 milioni di euro, durata fino a 5 anni.

Webuild – La controllata statunitense Lane si è aggiudicata un contratto da 582 mln di dollari (circa il 3% degli ordini annui di Webuild) per la riconfigurazione dell’intersezione tra Interstate 4 e State Road 429 in Florida.

2026-04-09T07:13:59Z