In un contesto di massima incertezza geopolitica i mercati finanziari non possono far altro che affidarsi alle parole per ora rassicuranti del presidente statunitense Donald Trump sulla fine imminente del conflitto in Iran, e dunque oggi sulle Borse di tutto il mondo è rimbalzone generalizzato. Certo, ci vorrà tempo per recuperare i centinaia di miliardi bruciati negli ultimi giorni, ma per lo meno ci si comincia a provare: ad aprire le danze era stata la stessa Wall Street già sul finire della seduta di ieri, con il Nasdaq che aveva invertito la tendenza chiudendo in positivo. Oggi l’indice Nikkei di Tokyo ha registrato il +2,88% e idem hanno fatto i listini europei: Milano +2,67%, Francoforte +2,2%, Parigi +1,8%, Londra +1,5%, Euro Stoxx 50 +2,5%. Parte bene ma con più prudenza pure la Borsa Usa: Nasdaq Composite Index +0,7%, Dow Jones +0,5%.
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A determinare il clima decisamente più fiducioso è il ritorno alla normalità del mercato del petrolio, che ieri per un attimo aveva addirittura toccato i 120 dollari al barile lasciando gli investitori nel panico: oggi sia il Wti Crude Oil che il Brent perdono oltre il 10% tornando su valori più normali, sebbene alti rispetto agli ultimi mesi. Il Wti scambia in zona 84 dollari al barile, il massimo da aprile 2024, con il Brent intorno agli 88 dollari al barile. In questo scenario riprende invece l’interesse sulle commodities rifugio, poiché l’incertezza sull’evolversi del conflitto rimane alta e induce gli investitori a diversificare e coprirsi: l’oro arriva a superare i 5.200 dollari l’oncia, in fin dei conti non lontanissimo dal record storico di qualche settimana fa, e l’argento guadagna oltre il 2% in area 90 dollari l’oncia.
A dominare sulle Borse europee sono le banche, che recuperano almeno parzialmente il tonfo delle ultime sedute. A Milano svetta Unicredit +5,7%, poi Mediobanca +5%, Mps +5%, Intesa Sanpaolo +3% e così via. A Parigi Societe Generale +4,3% e Bnp Paribas +3,5%, a Francoforte Deutsche Bank +3,4% (ma ancora -1,7% considerando le ultime cinque sedute). Ne trae beneficio anche lo spread Btp Bund che dopo qualche giorno di paura ritorna serenamente sotto i 70 punti base, oggi in zona 67 pb, come si addice ad un Paese come l’Italia, stagnante ma disciplinato e allineato alle indicazioni di chi decide quanto sia alto il rischio di un Paese e cioè i poteri finanziari. Di conseguenza diminuisce il rendimento del Btp 10 anni di riferimento, al 3,53%. Riprende un po’ di fiato anche l’euro nei confronti del dollaro Usa, riportando il cambio a quota 1,16.
A Piazza Affari oltre alle banche è da segnalare il rally di Stm +5,6% e di Prysmian +5%, mentre Leonardo aggancia la parità dopo un inizio in rosso all’indomani dell’exploit di ieri. Fincantieri invece partecipa alla festa generale con il +1,4%. Il titolo peggiore del Ftse Mib è Inwit -1,8%, in rosso anche i petroliferi Eni e Saipem, ma con percentuali contenute. Oltre Oceano partono bene anche Dow Jones e Nasdaq. Salvo rare eccezioni salgono le quotazioni dei titoli tecnologici: Nvidia +1,6%, Micron +5,6%, Amazon +1%, Meta +1,7%. Il Bitcoin riprende decisamente e poderosamente slancio, guadagnando sinora il 3,5% sopra i 71.000 dollari, dopo essere sceso a 63.000 dollari a fine febbraio.