TI DICO UNA COSA MA NON DIRLA A NESSUNO

"Ti dico una cosa, ma non dirla a nessuno". “Seria: è un segreto, non parlarne davvero”. “Lo sai SOLO tu”. Risposte: “E a chi dovrei dirlo?”. “Ma se non ti fidi allora non dirmelo”. “Figurati, me lo chiedi anche?”. Se le promesse sono tali e i segreti vanno sicuri in cassaforte perché abbiamo quasi sempre queste conversazioni?

In una prima serata di primavera, con la brezza che ha il suo perché ed entra in una città deserta, sono con S. e S. nel salotto. Parliamo di tutto, parliamo di segreti, a chi li confesseremmo, cosa faremmo senza dirlo proprio a nessuno, saltiamo dalla Terra vista dalla Luna ai consumi massicci d’acqua causa AI, schizziamo sui patch anti brufoli e sulle gambe sfinite, ci infiliamo nei confini dell’Antropocene (sicuri sia Antropocene? cit.) e poi al giro di fragole siamo su ex, serate senza conduzione precisa, ammissioni comiche mentre quel salotto tutto ascolta e tutto promette di tacere.

Anche nei luoghi più sicuri dire ad alta voce certi pensieri mi porta a presentare la frase di rito “resta tra noi, ma...” e quel tra noi prende dimensioni minuscole, le pareti si ovattano, la frase sibila via, e il segreto è tratto. Le confessioni alla luce del sole, che ti portano a girarti e guardare intorno se tutto è quieto come dovrebbe, sono una necessità rinunciabile, ma tra le mura di casa il segreto è una cosa seria.

Siamo pungolati da film, serie tv, racconti politici, romanzi poco romanzati e azioni pubbliche composti da segreti messi alla luce del sole, convinti che nessuno ascolti, nessuno tradisca, di sicuro una chat non venga letta, e l’effetto di una mail si esaurisca nei grandi server che consumano l’acqua del mondo.

I segreti hanno una portata e una durata ben più ampia, generosa nel passaggio di bocca a bocca, si concedono di uscire dal buco della serratura e di andare nelle tasche altrui. Cosa ci porta, quindi, a spifferare i nostri segreti, a confessarli esattamente a quel qualcuno, a farli rotolare nel dialogo con una persona che non conosciamo davvero bene, o a cui decidiamo di scaricare una bomba a orologeria per qualche ora?

Cosa mi fa fidare esattamente di te? Per quanto sarai la persona che potrà tenere spazio sufficiente per quei segreti senza recriminarne l’usucapione? Cosa ha fatto di te l’essere umano che “non ha nessuno a cui dovrebbe dirlo”, o che scatta sul posto “e allora se non ti fidi non dirmelo neanche”. Non lo saprò mai. Le basi della fiducia e del segreto sono un po’ più torbide e legate tra loro del previsto. Una confessione e un segreto, del resto, sono due cose molto diverse. Nella confessione togli lo zaino zavorrato, smetti di occupartene da sola, condividi il peso di un problema, o di un’idea. Il segreto è impossibile da levarsi di dosso, sembra possa esistere solo a contatto con il tuo corpo, con nessun altro, non è condivisibile, è solo da dire a bassa voce e a luci ancor più basse alle persone che ti salveranno sempre in quel salotto. Il segreto è un po’ più simile allo yo-yo: lo vedi, lo nascondi, lo riallunghi a pochi eletti, lo riponi con un gesto secco di polso, puoi giocarci, svelarne quanto basta e mai del tutto, poi farlo sparire come se non fosse mai venuto alla luce. E tenertelo lì, per distrarre o avvicinare qualcuno pronta al prossimo “Lo sai SOLO tu”.

2026-04-15T11:07:05Z