LE LACRIME DI GIOIA DELL'ATTIVISTA IRANIANA MASIH ALINEJAD PER LA MORTE DI ALI KHAMENEI

La tensione tra Iran e Stati Uniti, dopo la "guerra dei 12 giorni" dello scorso giugno e il bombardamento dei siti nucleari di Teheran, era tornata a salire nelle ultime settimane. Dopo la violenta repressione delle manifestazioni da parte del regime all’inizio dell’anno, l’attenzione si è concentrata sulle trattative per risolvere la ‘questione atomica’: già nei giorni precedenti all’attacco però era trapelata la difficoltà dei colloqui, con il presidente Trump che 24 ore prima dell’attacco si era detto “scontento” dell’Iran.

Cosa sta succedendo in Iran con la morte di Ali Khamenei

Così, in questo clima di tensione mai stemperata, la mattina del 28 febbraio alle 7.30 circa, ora italiana, il ministro della Difesa Israel Katz ha comunicato che "Israele ha lanciato un attacco preventivo contro l'Iran per rimuovere le minacce allo Stato”. Ma non s'è trattato, appunto, di un’operazione solamente israeliana: circa un’ora dopo l’annuncio di Israel Katz, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato un video su Truth facendo sapere che “abbiamo iniziato un grande operazione in Iran. L'obiettivo è difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano".

In poche ore hanno cominciato a diffondersi le prime voci sulla morte di Ali Khamenei, la Guida suprema dell’Iran dal 1989. Voci, poi, confermate: Ali Khamenei "è stato eliminato”. E subito dopo l'annuncio ufficiale, è stato riferito dalle agenzie che diverse persone a Teheran hanno applaudito alle finestre per celebrare l'evento.

La reazione di Masih Alinejad: "Voglio correre e urlare"

Tra queste anche Masih Alinejad, 46 anni, giornalista e scrittrice, iraniana che oggi vive negli Stati Uniti. Con la riconoscibilissima massa di capelli ricci sempre bene in vista, per protesta contro il governo del Paese d'origine da cui è fuggita e in cui non può più rientrare perché rischia l'arresto e l'esecuzione, Alinejad alla notizia dell'uccisione di Khamenei ha pubblicato su X un video in cui dice fra le lacrime: "Ogni giorno mi svegliavo e leggevo che il mio popolo moriva per colpa di Khamenei, ma questo è il primo mattino in cui non accade. Voglio correre e urlare".

Alinejad è scesa in strada urlando: "Khamenei è morto libertà", mentre passanti la abbracciano. Masih Alinejad, che era stata condannata a morte da Teheran, aveva denunciato alcune settimane fa all’Onu le violenze del regime e la violenta repressione delle proteste di piazza. «In 24 ore hanno ucciso 40.000 persone», diceva, il 18 febbraio, leggendo i nomi di vittime. La giornalista negli ultimi giorni è diventata una fondamentale portavoce di quello che sta accadendo laggiù, perché nel frattempo il governo iraniano, che impedisce ai giornalisti stranieri di documentare la repressione, ha fatto anche lo shutdown digitale oscurando i social. Nonostante ciò, alcuni studenti riescono a violare il blocco e Alinejad, che ha un grande seguito, si presta a diffondere il materiale.

In Iran, infatti, la rete è controllata dallo staff generale delle Forze Armate della Repubblica Islamica, ci sono migliaia di siti che vengono bloccati comunque anche in tempi normali, le VPN sono solo quelle approvate dalle autorità, e quelle straniere sono bandite, mentre il torrenting non è completamente bloccato, quindi usano principalmente questa via. È così che Alinejad riesce a ricevere, anche se difficoltosamente, foto e filmati che poi posta sui suoi profili social.

Chi è Masih Alinejad

Alinejad, che è nata l'11 settembre 1976, era una bambina quando lo scià di Persia Reza Pahlavi è stato deposto per instaurare il regime dell'Ayatollah Khomeyni, ed è diventata presto una ragazza politicamente molto consapevole che nel 1994, a 18 anni, è stata arrestata per la prima volta per volantinaggio contro il governo. Nel 2001 ha iniziato a scrivere per i quotidiani locali ed è poi diventata giornalista parlamentare. Nel 2005 ha scritto un articolo in cui svelava che i ministri del governo stavano recuperando con i bonus le somme a cui dicevano di aver rinunciato col taglio degli stipendi, si è messa nei guai e le è stato revocato il permesso di entrare in parlamento. Quando nel 2008 ha paragonato i seguaci dell'ex presidente Ahmadinejad a delfini che attendono il lancio dei boccone di cibo dall'addestratore, i guai sono stati davvero seri.

Nel 2009, infatti, è volata negli Stati Uniti con un visto temporaneo e quando è scaduto si è spostata nel Regno Unito. Intanto, si è laureata in Scienze della comunicazione alla Oxford Brookes University, partecipava alle proteste anti-governative iraniane e teneva degli speech per raccontare come vanno lì le cose. Alinejad è la fondatrice di My Stealthy Freedom of Iranian Women, la pagina Facebook dove le donne iraniane pubblicano le loro foto senza l'hijab, che secondo lei deve essere una scelta personale e non un obbligo, e colleziona premi internazionali per il coraggio con cui denuncia alla comunità globale la condizione delle donne nel suo Paese. Tornata negli Usa, come giornalista ha avviato Tablet for Voice of America's Persian Language Service, un programma in cui vengono mandate in onda brevi interviste di iraniani in patria che raccontano le loro esperienze. Ovviamente, le autorità iraniane hanno vietato alla popolazione di partecipate, minacciando fino a 10 anni di carcere con l'accusa di alto tradimento.

Il rapimento sventato nel 2021

Nel 2021 il governo americano ha reso noto un piano, sventato, per cercare di rapirla a New York, mentre il 28 luglio 2022 è stato fermato un uomo che cercava di introdursi in casa sua e nella cui auto hanno trovato un fucile d'assalto col numero di serie cancellato. Solo qualche settimana fa aveva detto: "Mi aspetto che il mondo porti Ali Khamenei a processo per crimini contro l'umanità. Per aver ordinato l'uccisione di migliaia e migliaia di iraniani. La Repubblica Islamica ha perso ogni legittimità. Massacrando così tanti manifestanti, fino a ventimila, forse di più, il regime ha oltrepassato una linea. Il regime è finito. Siamo all’inizio della fine". E aveva ragione.

2026-03-02T13:22:06Z