Dello sbugiardato del giorno sappiamo meno dei due sbugiardati di un paio di mesi fa, quelli la cui vita è stata messa sottosopra da una kiss cam al concerto dei Coldplay. Dei due sfortunati (o poco furbi o, ancora, lucidi auto sabotanti, d'altronde Freud diceva che se rischi così, vuol dire che volevi rischiare) amanti, involontari protagonisti del ColdplayGate, il caso del tradimento più virale dell'anno, abbiamo saputo tanto, ovviamente troppo: lui è Andy Byron, ceo (ormai ex) di Astronomer (tech e dati, valutazione miliardaria, moglie a casa), lei è Kristin Cabot, eich-àr (anch'essa ormai ex), capo delle Risorse Umane della di lui società, idem sposata.
Il pensiero, senza giudizio sulle di loro vicende sentimentali comprese di corna ai rispettivi partner, è che nessuno dovrebbe andare a un concerto dove ci sono più di 50.000 persone, ognuna con un dispositivo di registrazione in mano, aspettandosi di vedere la propria privacy tutelata. Ma il modo in cui questa storia si è sviluppata è stato un promemoria, una bandierina rossa della portata dello stato di sorveglianza e dell'insaziabile appetito di Internet per la vergogna pubblica.
Non solo le identità della coppia sono state scoperte immediatamente, ma le persone hanno anche identificato il coniuge del CEO e hanno bombardato la sua pagina Facebook con commenti crudeli. Ma c’è anche il fronte opposto: dove ci sono i contrari, ci sono anche i favorevoli. Dato che la notizia esiste, migliaia di persone nel mondo commentano esprimendo la loro essenziale opinione e collocandosi in uno dei due fronti. Questo naturalmente crea il famoso engagement, perché la gente si mette pure a battibeccare (finendo come sempre con l’insultarsi) su chi sia la vittima e chi sia il colpevole (le categorie più in voga di questa nostra epoca).
La facilità con cui, con ogni mezzo, giudichiamo gli altri quando sbagliano è un fenomeno che lascia attoniti: quanto rigore morale, quanta sicumera, quanta infallibilità abbiamo dalla nostra per poterci permettere un'attitudine così tranchant!
E ancora meglio, cioè peggio, facciamo quando qualcuno scivola in ambito sentimentale o sessuale: è lì che le gabbie si aprono, e di recente ne sa qualcosa Raoul Bova, finito, sempre per un tradimento presunto, scoperto e condiviso a reti unificate da Fabrizio Corona, in un tritacarne fatto di punti esclamativi e prese per il culo che affosserebbe anche il più, scusate ma sto per dirlo, "resiliente". Il culto della monogamia, che spesso va braccetto alla sua nemesi che è l'ipocrisia, diventa micidiale se associato al facile moralismo di internet: il problema non è neanche più che ci mettiamo a giudicare gli altri senza sapere nulla della loro vita, ma che nel secondo decenni del secondo millennio, riteniamo il fare sesso con un’altra persona che non sia il proprio partner un delitto per il quale solo la gogna o la cancellazione sono punizioni severe abbastanza.
La pensano in modo similmente giustizialista anche a Nestlé, dove, è notizia di queste ore, il CEO della multinazionale agroalimentare svizzera, il 63 enne cittadino francese, Laurent Freixe, è stato licenziato dopo appena un anno dall’entrata in funzione, per aver intrattenuto una “relazione non dichiarata” con una collaboratrice. Della donna si sa solo che era una sua diretta subordinata. Quindi qui non è nemmeno questione (forse) di corna, ma semplicemente di due che si piacevano e hanno pensato fossero fatti loro e non dell'azienda per cui lavoravano.
L’espressione “relazione non dichiarata” sta a significare che il top manager, come ha affermato Il consiglio di amministrazione di Nestlè, nel giustificare il provvedimento, “ritiene che il comportamento di Freixe violi il codice di condotta e le linee guida interne del gruppo”. “Ringrazio Laurent Freixe per gli anni di servizio a Nestlè”, ha aggiunto il presidente del CDA, Paul Bulcke. Il manager era stato assunto nel 1986, quindi aveva trascorso la sua intera vita professionale nel gigante elvetico. In carica da settembre 2024, l’alto dirigente francese, nominato al posto del tedesco Mark Schneider, aveva costituito una sorpresa in quanto, nella multinazionale con sede a Vevey, gli avvicendamenti ai vertici avvengono, solitamente, in maniera parecchio meditata. La scelta caduta su Freixe era avvenuta in quanto quest’ultimo era ritenuto un fine conoscitore del mercato. “Gli era stato attribuito il compito di rilanciare Nestlè, ristabilendo la fiducia degli investitori” scriveva ieri sera, sul suo sito online, il quotidiano Le Temps di Ginevra.
La sua breve conduzione di Nestlè ha rispettato solo fino a un certo punto le aspettative, visto che la crescita organica del gruppo, nel primo semestre di quest’anno, è stata del 2,9%, a fronte di un calo delle vendite dello 0,2 %. Benissimo, invece, ha fatto l’azione di Nestlè, la migliore dall’inizio dell’anno dello Swiss Market Index. Tornando alla causa del licenziamento del direttore generale di un gruppo che l’anno scorso ha fatturato 91,4 miliardi di franchi e che dà lavoro a 323.000 persone, va detto che, in Svizzera, la legge protegge la vita privata e non vieta i rapporti sentimentali sul lavoro.
Cosa abbia davvero combinato il CEO di Nestlè non è, insomma, ancora chiaro. Quel che per ora sappiamo attraverso il Financial Times è che la multinazionale dietro marchi tra cui Kit Kat e Nescafé ha lanciato per la prima volta un'indagine sul rapporto personale di Freixe con una collega a fine primavera, dopo una serie di segnalazioni fatte attraverso il sistema di reclami interno di Nestlé chiamato "Speak Up". Il personale, infatti, aveva sollevato preoccupazioni su potenziali conflitti di interesse e favoritismo. Il mese scorso, Nestlé aveva detto al Financial Times che, a seguito dell'indagine interna, aveva trovato che tali affermazioni fossero "infondate". Tuttavia, dopo che i reclami interni persistevano, il consiglio di amministrazione di Nestlé aveva successivamente deciso di avviare un'altra indagine con l'aiuto di consulenti esterni. Sono stati questi, infine, a rilevare che le segnalazioni dei dipendenti erano corrette. Insomma, Freixe s'è fatto beccare.
Invece di agire d'astuzia, gli sarà, ipotizzo, presa la "nominite" (avete presente, no, quando vi piace qualcuno ma ancora non l'avete dichiarato al mondo, ma non potete fare a meno di parlare continuamente di quella persona?), avrà per caso agito da adolescente mezzo scemo, invece che da blasonato CEO di aziende che fatturano trilioni? A conferma del fatto che gli adulti non sono più adulti, che i tempi moderni sono ottocenteschi nella loro soglia di tolleranza delle stupidaggini che si fanno quando ci si prende una cotta, e del nostro essere inattrezzati a proteggere la nostra privacy. Che sia in ufficio o in mezzo a 50 mila persone.
2025-09-02T18:07:04Z