NON SOLO LAUREA, LE ALTRE OPZIONI PER I RISCATTI CON LA PACE CONTRIBUTIVA

Ho iniziato a lavorare nel 1998 e ho dei periodi di vuoto nel mio estratto conto contributivo e non sono laureato. Esistono altre tipologie di riscatto per anticipare la pensione?

Oltre al riscatto di laurea esistono altre forme di riscatto che consentono di incrementare la anzianità contributiva. Una delle più innovative è quella della pace contributiva. La legge di Bilancio del 2024 ha infatti reintrodotto, in via sperimentale per il biennio 2024-2025, la possibilità di riscattare periodi scoperti da contribuzione.

La domanda

La domanda di pace contributiva può essere presentata dagli assicurati Inps, al fondo dei lavoratori dipendenti e alle altre gestioni, inclusa la Gestione separata. I lavoratori non devono possedere alcuna contribuzione prima del 1996 né essere titolari di un trattamento pensionistico diretto in qualsiasi gestione pensionistica. Chi possiede tali requisiti può riscattare periodi non coperti da contribuzione collocati fra il primo e l'ultimo contributo accreditato (entro il 2023). L’interessato che ha maturato contribuzione in varie gestioni previdenziali può scegliere la gestione in cui esercitare il riscatto con un periodo massimo riscattabile di 5 anni, anche non consecutivi. La pace contributiva può essere richiesta anche da superstiti, parenti e affini entro il 2° grado. L’assicurato che opti per questa misura non deve mai maturare contribuzione prima del 1996, in quanto l’acquisizione di anzianità assicurativa prima di tale anno provocherà l’annullamento del riscatto richiesto e la restituzione dei contributi versati. La pace contributiva è ammessa per periodi non coperti da contribuzione in tutte le forme di previdenza obbligatoria, anche estere. Non è possibile riscattare periodi in cui si è svolta attività lavorativa con obbligo di versamento, sebbene privi di contribuzione in estratto conto.

L’onere della pace contributiva è calcolato con il metodo cosiddetto “a percentuale”, applicando l’aliquota IVS vigente nella gestione assicurativa presso la quale si effettua la domanda (33% per i lavoratori dipendenti), sull’imponibile previdenziale degli ultimi 12 mesi precedenti la data della domanda stessa.

Importo e versamento

L’importo deve essere rapportato al periodo oggetto di riscatto e moltiplicato per il numero di anni oggetto di richiesta. Il versamento può essere in unica soluzione o rateizzato, senza applicazione di interessi, in massimo 120 rate con un valore di almeno 30 euro ciascuna. La rateizzazione non può essere accettata se i contributi sono necessari per l’immediata maturazione dei requisiti di accesso a pensione e, comunque, tutte le rate devono essere versate prima della decorrenza pensionistica. L’Inps accrediterà in estratto conto contributivo al versamento del saldo. In caso di interruzione dei versamenti, entro i termini stabiliti, verrà comunque riconosciuto in estratto conto contributivo un periodo corrispondente all’importo versato. L’Inps ha ricordato in tempi recenti che chi aveva già attivato la precedente edizione della pace contributiva, richiedibile nel triennio 2019-2021 a norma del Dl 4/2019, potrà ricorrervi nuovamente per un massimo di ulteriori 5 annualità portando a un totale di 10 anni recuperati.

Fisco

La legge di Bilancio 2024 prevede la deducibilità fiscale dell’onere sostenuto per la pace contributiva, come avviene per il riscatto di laurea o per i versamenti volontari; tale vantaggio fiscale si incrementa con il reddito del lavoratore, rendendo spesso più vantaggiosa la rateazione nei soggetti destinatari di incrementi retributivi. La legge di bilancio del 2024 ha previsto la possibilità per i datori di lavoro di sostenere direttamente l’onere attraverso i premi di produzione detassabili, previa conversione degli stessi da parte del dipendente con completa deducibilità da parte del datore di lavoro dal reddito d’impresa. L’importo erogabile direttamente dal datore di lavoro sarà di massimo 3.000 euro.

Ho lavorato all’estero in Cina e negli Stati Uniti, è possibile far riconoscere la relativa contribuzione ai fini del diritto pensionistico?

Il periodo di lavoro con contribuzione versata negli Stati Uniti, Paese con il quale l’Italia ha stipulato una convenzione bilaterale in materia di assicurazione sociale, può essere totalizzato a titolo gratuito ai fini del raggiungimento di un requisito contributivo previsto dalla normativa italiana. Nel caso in cui un interessato abbia prestato attività lavorativa in un Paese extra comunitario che non ha una convenzione bilaterale con l’Italia, come la Cina, è possibile far riconoscere tale periodo, ai fini del diritto pensionistico, soltanto previo riscatto a titolo oneroso dello stesso così come definito dall’articolo 51 della legge 153/1969 e dal più recente articolo 3 del Dlgs. 184/1997. La norma più recente ha esteso tale possibilità a tutti i lavoratori dipendenti a prescindere dalla gestione previdenziale presso la quale abbiano maturato contribuzione. Tutti i periodi di lavoro svolti all’estero (ad esclusione di quelli relativi a lavoro autonomo) possono essere oggetto di riscatto. Per il riconoscimento della contribuzione estera si deve presentare apposita domanda telematica di riscatto ad Inps che dovrà essere corredata dalla documentazione relativa al rapporto di lavoro quali buste paga, contratto di assunzione, lettere di promozione o dichiarazioni del datore di lavoro. Tutti i documenti devono essere tradotti e convalidati dall’autorità diplomatica del Paese di provenienza. L’onere da versare è calcolato con le medesime modalità di un riscatto di laurea: con la riserva matematica se il periodo richiesto cade nel sistema di calcolo retributivo e con il metodo a percentuale se il periodo è generalmente successivo al 1995.

A causa di alcuni problemi familiari ho dovuto chiedere un periodo di aspettativa non retribuita. Come posso recuperare questo periodo dal punto di vista pensionistico?

La legge 53/2000 consente all’interessato di poter richiedere un periodo di congedo unico o frazionato non superiore a 2 anni. L’aspettativa viene concessa dietro presentazione di idonea documentazione che attesti l’effettiva motivazione alla base della richiesta. Tale congedo può essere richiesto per gravi motivi relativi a familiari entro il 2° grado anche non conviventi e a parenti o affini entro il 3° grado con handicap. Durante tale periodo di assenza il dipendente non riceve retribuzione e non matura contribuzione. La norma consente di poter recuperare questo gap contributivo con apposita domanda di riscatto, a titolo oneroso, che deve essere presentata aall’Inps compilando il modello AP35 e allegando la documentazione di data certa che dimostri i gravi motivi familiari, il periodo di fruizione dell’aspettativa e l’accettazione della stessa da parte del datore di lavoro. Anche tale forma di onere è fiscalmente deducibile.

Ho realizzato che in un periodo di lavoro subordinato fra 2008 e 2010 non ho ricevuto versamento contributivo. Posso recuperare i relativi contributi?

Per potere recuperare la contribuzione omessa dal datore di lavoro e a oggi prescritta (collocata in periodi anteriori agli ultimi 5 anni e 10 mesi dal momento della domanda), è attivo l’istituto della costituzione di rendita vitalizia, ai sensi dell’articolo 13 della legge 1338/62. Con questa forma di riscatto il lavoratore o il datore di lavoro richiedono di ricostruire la contribuzione non versata versando un onere corrispondente al danno pensionistico causato previa consegna della documentazione di data certa in originale alla sede Inps territorialmente competente. Il costo sarà calcolato ricorrendo alla riserva matematica per i periodi anteriori al 1996 e con metodo a percentuale per quelli contributivi posteriori al 1995; in quest’ultimo caso il costo sarà proporzionato all’ultima retribuzione annua maturata al momento della domanda. La costituzione di rendita vitalizia è accessibile anche ai collaboratori coordinati e continuativi, ai membri del cda e a tutti gli assicurati Inps che non sono direttamente responsabili del proprio versamento contributivo.

Ho avuto un anno sabbatico dal lavoro per motivi personali. Posso recuperare questo periodo perso dal punto di vista contributivo?

Per comprendere se sia o meno possibile sanare questa assenza di contributi, occorre prima di tutto verificare la presenza o meno di contribuzione accreditata prima del 1° gennaio 1996. Se, prima di tale data è presente anche un solo accredito contributivo, non è possibile coprire questa scopertura contributiva. Se è assente contribuzione prima dell’1.1.1996, è possibile ricorrere alla pace contributiva, tenendo, però, conto che è una misura sperimentale, introdotta dalla legge 213/2023 per il biennio 2024-2025. Nel caso in cui l’assicurato sia in possesso dei requisiti richiesti, potrà riscattare l’anno sabbatico, per un massimo di 5 anni anche non continuativi, previo il pagamento di un onere calcolato con il metodo contributivo “a percentuale” legato all’ultima retribuzione annuale, in unica soluzione o rateizzato fino ad un massimo di 120 rate, senza applicazione di interessi. L’onere risulta deducibile fiscalmente. Nel caso in cui invece nell’anno sabbatico si siano frequentati corsi di formazione professionale, studio o ricerca, finalizzati all’acquisizione di titoli o competenze professionali per l’assunzione al lavoro o per la progressione in carriera, è possibile presentare domanda di riscatto se sia stato conseguito il titolo o attestato anche per chi ha contributi anteriori al ’96; l’articolo 6 del Dlgs 564/1996 ha previsto questa forma di riscatto solo per periodi formativi collocati dopo il 31.12.1996.

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