SPRING WIND THE AWAKENING: IL DOCUMENTARIO SU MAGYAR SBARCA IN ITALIA

Sestri Levante ospita il 5 maggio la prima mondiale fuori dall'Ungheria del film che ha seguito per oltre un anno la parabola politica del nuovo primo ministro ungherese, visto da 3,3 milioni di persone prima del voto.

Quando un documentario viene visto da un terzo della popolazione di un paese prima delle elezioni, cessa di essere soltanto un'opera cinematografica. Spring Wind – The Awakening, diretto da Tamás Yvan Topolánszky e prodotto da Claudia Sümeghy, ha percorso esattamente una traiettoria inusuale, con 140.000 spettatori in sala durante la campagna elettorale ungherese e poi la scelta di renderlo accessibile gratuitamente online. Risultato: 3,3 milioni di visualizzazioni in un paese di nove milioni di abitanti. Il giorno dopo, Péter Magyar e il suo partito Tisza hanno conquistato 137 dei 199 seggi parlamentari disponibili, ponendo fine a sedici anni di governo di Viktor Orbán.

Sarà proprio questo film ad aprire, martedì 5 maggio, la decima edizione del Riviera International Film Festival di Sestri Levante. Si tratta della prima assoluta al di fuori dell'Ungheria, dove il documentario è distribuito nelle sale e sulla piattaforma HBO locale. La scelta è un gesto di affetto di Topolánszky che al RIFF aveva presentato nel 2019 il suo primo lungometraggio, Curtiz, vincendo il premio per la miglior regia, e dove era poi tornato come membro di giuria nel 2023. «Sentiamo il Riviera International Film Festival come la nostra casa creativa», ha dichiarato il regista.

Un anno in incognito accanto al candidato

Il metodo di lavoro scelto da Topolánszky e Sümeghy ha determinato la qualità del materiale raccolto. Per più di un anno, una piccola troupe ha seguito Magyar. A volte in incognito e altre volte palese, la camera ha seguito il candidato nei tour nazionali, nei comizi, nelle conversazioni informali e in molte occasioni all'interno della sua abitazione privata. Il risultato è un ritratto che va oltre la cronaca politica per restituire decisioni umane, motivazioni, momenti di dubbio. Il tutto in una texture di una campagna condotta sotto pressione costante in un ambiente mediatico ostile. Il documentario è stato realizzato senza fondi pubblici né incentivi fiscali statali, in una scelta obbligata dettata dal controllo esercitato dall'esecutivo Orbán sull'ecosistema culturale ungherese.  È diventato ciononostante uno dei documentari più visti nella storia del paese.

«Spring Wind è per noi più di un documentario - spiegano gli autori - È la testimonianza di un momento storico. Crediamo che abbia contribuito al dibattito pubblico che ha portato alla fine dei 16 anni di potere di Viktor Orbán. Il nostro obiettivo non era interpretare il cambiamento dall'esterno, ma catturarlo dall'interno, rivelandone le dimensioni umane e sociali».

Il contesto: cosa cambia in Ungheria

Magyar è atteso all'insediamento intorno al 15 maggio. Tra i primi impegni annunciati, lo smantellamento delle strutture mediatiche allineate al governo uscente costruite nel corso di un decennio e il ripristino di relazioni distese con l'Unione europea, che con Orbán aveva attraversato anni di tensione sistematica sul fronte dello stato di diritto. Già nelle ore successive alla vittoria, Magyar è intervenuto in diretta su una radio pubblica contestandone apertamente la mancanza di indipendenza editoriale. Il National Film Institute (NFI) ha nel frattempo sospeso le proprie attività in attesa del cambio di governo. Il commissario governativo per il cinema Csaba Káel, figura emblematica del sistema clientelare orbaniano, ha perso il proprio incarico. Diversi registi e produttori ungheresi avevano chiesto pubblicamente le sue dimissioni già in campagna elettorale.

A sottolineare la dimensione civile del progetto, Topolánszky e Sümeghy hanno annunciato che l'11% dei proventi netti del film sarà destinato a iniziative di protezione dell'infanzia e salute mentale giovanile. «La vita pubblica è stata spesso plasmata dalla paura e dalla divisione - spiega Sümeghy - Abbiamo sentito la responsabilità di restituire qualcosa, soprattutto ai bambini, che sono tra i più colpiti dalle tensioni sociali».

Un modello per l'Europa

La vicenda ungherese, e il ruolo che un documentario indipendente ha saputo giocare al suo interno solleva interrogativi che vanno ben oltre i confini nazionali. In un'epoca in cui il populismo ha costruito la propria egemonia anche attraverso il controllo dell'informazione e la delegittimazione sistematica dell'opposizione, la figura di Magyar e lo strumento del cinema documentario come vettore di consapevolezza civica indica una possibile grammatica alternativa. Quella di un'Europa che, invece di cedere alla logica dello scontro permanente e dell'interesse nazionale come unica misura del reale, torna a riconoscere nel diritto internazionale, nella cooperazione istituzionale e nella libertà di stampa le fondamenta di una convivenza possibile. Se il populismo ha prosperato nell'opacità, la risposta di Topolánszky e Sümeghy è stata radicalmente opposta, basata su trasparenza, accesso libero, prossimità umana al proprio soggetto. Un antidoto che, almeno in questo caso, ha funzionato.

2026-05-05T11:15:33Z