SALARI, ITALIA MAGLIA NERA OCSE: STIPENDI -7% RISPETTO AL PRE COVID

Lavorano ma sono poveri. Non bastano i dati positivi sulla crescita e l'occupazione perchè l'Italia rimane il paese dai salari più bassi nell'area Ocse. E c'entra poco la guerra o la pandemia, perché il fenomeno ha radici lontane nel tempo: in pratica i salari reali italiani dal 1991 al 2023 sono cresciuti del solo 1% contro il 32,5% della media dei Paesi dell'organizzazione parigina.

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I dati aggiornati al primo trimestre 2024 confermano il primato negativo dell'Italia per i salari reali, cioè al netto dell'inflazione: con un -6,9% rispetto al quarto trimestre 2019, cioè prima della pandemia da Covid. È vero che, come dice l'Ocse, «i salari reali hanno recuperato i livelli pre-2020 solo su 19 dei 35 Paesi Ocse» ma il nostro è il Paese con il dato peggiore nell'area euro (-2% la Germania, +0,1% la Francia), ed è terzultimo fra tutti i paesi dell'Ocse, superato in peggio solo da Repubblica Ceca e Svezia.

L'Ocse bacchetta i Paesi dove i salari reali continuano ad andare indietro nonostante una stagione di utili societari più che buoni: «In molti Paesi c'è ancora spazio perché i profitti assorbano ulteriori aumenti dei salari». Rispetto all'Italia, l'organizzazione fa notare come «la buona performance dell'export italiano rispetto ai partner europei nel periodo post-Covid» è stata ottenuta guadagnando in competitività «principalmente grazie alla bassa crescita dei costi unitari del lavoro».

Insomma le esportazioni italiane vanno bene anche perché il lavoro è malpagato. L'invito dunque è a far crescere più i salari e la produttività delle imprese, attraverso investimenti e innovazione. Poco rincuorano dunque i dati che riguardano l'occupazione. Perché anche se cresce rimane occupazione povera. L'occupazione totale è aumentata nell'ultimo anno segnando un incremento su base annua del 2% a maggio, ma resta ben al di sotto della media dei Paesi industrializzati, situandosi al 62,1% contro il 70,2% nel primo trimestre 2024.

«Nonostante i recenti record – ammonisce l'Ocse - l’Italia è ancora indietro rispetto a molti altri Paesi industrializzati in termini di occupazione femminile e giovanile, dove sono necessari ulteriori progressi, anche per coprire il numero relativamente elevato di posti di lavoro vacanti».

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