IN PENSIONE SOLO CON IL 65% DELLO STIPENDIO. UN'ANALISI SUL DIVARIO FRA GENERAZIONI

L'equazione è semplice quanto drammatica: stessi anni di lavoro, stessa continuità contributiva, ma una pensione molto più magra. Chi oggi ha 33 anni e va in pensione nel 2060 percepirà appena il 64,8% dell'ultimo stipendio, contro l'81,5% di chi si è ritirato quest'anno. Un gap di 16,7 punti percentuali che rappresenta una vera "ipoteca sul futuro", secondo il Focus Censis-Confcooperative presentato oggi.

I numeri delineano un paradosso tutto italiano. Da un lato, il Paese vanta il primato europeo per spesa pensionistica: 15,5% del PIL nel 2023, contro una media UE del 12,3%. Dall'altro, si colloca al venticinquesimo posto in Europa per incidenza dei salari sul PIL, con un misero 28,9% contro il 44,9% della Germania e il 38% della Francia.

È il frutto di dinamiche incrociate degli ultimi 30 anni, a questo squilibrio si sommano i salari tra i più bassi d'Europa e una crescente diffusione della povertà lavorativa.

La simulazione è impietosa. Un lavoratore andato in pensione a 67 anni dopo 38 anni di carriera nel privato, iniziata nel 1982, gode di un tasso di sostituzione netto dell'81,5%. Suo figlio, entrato nel mercato del lavoro nel 2022 con identiche caratteristiche di carriera, si ritroverà nel 2060 con una distanza tra ultima busta paga e prima pensione quasi raddoppiata: dal 18,5% attuale al 35,2%.

A rendere esplosivo il quadro concorrono tre fattori. Il primo è demografico: tra 2025 e 2050 la popolazione in età lavorativa si ridurrà di 7,7 milioni di unità, una contrazione del 20,5%. Il secondo riguarda i salari: un divario con l'Europa che dura da trent'anni e si è cristallizzato in un equilibrio al ribasso. Il terzo è la povertà lavorativa: oggi il 10,3% degli occupati tra 18 e 64 anni risulta a rischio povertà, circa 2,4 milioni di persone.

Il dato più allarmante è che in Italia l'occupazione non rappresenta più un argine alla povertà. Tra i giovani occupati di 20-29 anni l'incidenza del rischio povertà sale al 12%, pari a 349mila persone. Nelle famiglie operaie la povertà assoluta raggiunge il 15,6%, contro il 2,9% di dirigenti, quadri e impiegati.

Il gender pay gap resta una piaga: le donne guadagnano in media 8mila euro in meno all'anno rispetto agli uomini (19.833 contro 27.967 euro). Ma il divario generazionale non è da meno: a parità di qualifica, i lavoratori junior guadagnano il 39,8% in meno dei senior, quasi 11.880 euro in meno all'anno.

Un quadro che pone interrogativi urgenti sulla tenuta del patto sociale tra generazioni e sulla sostenibilità del nostro sistema previdenziale.

2026-02-12T11:45:34Z