IL DEBITO SI DIVORA LA CRESCITA. S&P: «SALIRà IN ITALIA, FRANCIA E USA»

Nessun progresso da parte dei Paesi del G7 nella riduzione del debito, con Italia, Francia e Italia e Stati Uniti che «nei prossimi tre anni vedranno crescere ulteriormente il loro rapporto debito-Pil». La previsione, per nulla confortante, è contenuta in un report diffuso da Standard and Poor's dedicato al debito sovrano delle grandi economie avanzate. «Nonostante le condizioni di finanziamento ancora favorevoli e la ripresa della crescita del Pil nominale, nessun Paese membro del G7 è sulla buona strada per riportare il proprio rapporto debito/Pil ai livelli pre-pandemia entro il 2027», sottolinea infatti il documento.

In particolare, l'agenzia di rating stima che Italia, Stati Uniti e Francia dovrebbero migliorare cumulativamente il saldo primario di oltre il 2 per cento del Pil «affinché il loro debito si stabilizzi», scenario ritenuto «improbabile» nel prossimo triennio, mentre servirebbe un miglioramento tra il 5 per cento del Pil (per l’Italia) e l’8 per cento del Pil per ritornare ai livelli pre-Covid entro il 2027. «Nonostante, o forse proprio a causa di queste condizioni di finanziamento favorevoli, c’è stata una mancanza di urgenza tra i grandi Paesi sviluppati sulle finanze pubbliche e progressi limitati in materia consolidamento strutturale del bilancio», fa notare ancora il rapporto.

Secondo S&P, inoltre, «solo un forte deterioramento delle condizioni di finanziamento potrebbe convincere i governi del G7 ad attuare un consolidamento di bilancio più deciso nella fase attuale dei propri cicli elettorali». Il documento sottolinea che a fare eccezione nella tendenza all’aumento del debito pubblico tra le economie avanzate sono pochi Paesi come Cipro, Grecia, Irlanda e Portogallo, che mostrano una crescita del Pil nominale (spesso legata al turismo) e bassi costi di finanziamento. Prudenza fiscale, inflazione e crescita hanno permesso al loro rapporto debito/Pil di scendere da livelli molto elevati.

Per quanto riguarda le economie sviluppate, il rapporto spiega che «si è registrato un costante indebolimento dell’affidabilità creditizia negli ultimi due decenni», tanto che S&P valuta oggi solo 11 titoli sovrani su 137 al livello “AAA”. Solo due di questi (Canada e Germania) sono nel G7 contro i cinque del 2005; rispetto al 2005, oggi la media rating sui titoli sovrani del G7 è inferiore di 1,5 gradi, mentre il rating medio sui titoli sovrani dell'area euro è inferiore di 2 gradi. Ciononostante, «dall’inizio della pandemia globale e degli choc dei prezzi del petrolio, solo un titolo sovrano del G7 è stato declassato, quello della Francia lo scorso 31 maggio. Per quanto riguarda l’Italia, in particolare, S&P evidenzia che i problemi fiscali sono prima di tutto “una funzione della bassa crescita potenziale». «Delle 21 economie avanzate nel nostro studio – spiega il rapporto dell’agenzia di rating –, l'Italia è uno dei pochi paesi del G7 in cui stimiamo che il costo del debito totale supererà la crescita del Pil nominale entro il 2027».

In un altro recente studio, S&P Global aveva evidenziato che proprio l’Italia nel 2024 sarà il Paese che emetterà più debito pubblico tra i grandi del continente. Campioni d’Europa, insomma, ma di debito, con 390 miliardi di dollari di prestiti a lungo termine, rispetto ai 352 miliardi chiesti al mercato dal Regno Unito e dai 311 miliardi della Francia. Il conto finale di 31 economie avanzate europee è di 1.840 miliardi di dollari di bond nel 2024 che finiranno nella pancia di banche e risparmiatori, rispetto ai 1.790 miliardi del 2023.

Già in quello studio si sottolineava che solo «tre piccoli emittenti, Cipro, Irlanda e Svizzera, hanno intenzione di ridurre il loro debito pubblico, come riflesso del loro surplus di bilancio», mentre i tre Paesi con il debito più alto in termini assoluti (Regno Unito, Francia e Italia) sono tra i primi quattro per deficit nel 2024, con l’Italia che chiederà una cifra pari al 5,4 per cento del Pil, il Regno Unito al 5,2 per cento e la Francia al 4,8 per cento.

La media dei 31 Paesi analizzati è del 3,1 per cento e, sottolinea S&P Global, «dopo la pandemia, la divergenza tra il fabbisogno di tra grandi e piccoli Paesi è diventata più marcata». Se emettere debito pubblico nell’immediato permette di incassare cifre considerevole per sostenere il fabbisogno pubblico, il servizio del debito e l’appesantimento dei conti rischiano di rivelarsi un conto salato per i contribuenti.

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