DIETA, CHI MANGIA MALE SPENDE 289 EURO IN PIù ALL’ANNO E METTE A RISCHIO LA SALUTE

Un’alimentazione sbagliata e uno stile di vita scorretto non solo mettono a rischio la salute futura ma hanno anche un impatto sul portafoglio personale, con un costo extra che si avvicina ai 300 euro a persona, e sul Pil, causandone una contrazione intorno al 3,3%.

La correlazione tra diete e modelli nutrizionali errati, insorgenza di malattie e incremento dei costi economico- sociali è stata evidenziata da uno studio presentato al ministero della Salute e intitolato “Malattie, cibo e salute”, realizzato dalla Fondazione Aletheia, presieduta da Stefano Lucchini, diretta da Riccardo Fargione, con il coordinamento delle attività̀scientifiche del professore Antonio Gasbarrini, preside della Facoltà̀di Medicina e chirurgia dell’Università̀Cattolica del Sacro Cuore.

Lo studio è stato realizzato con il patrocinio del Ministero della Salute, guidato dal Ministro Orazio Schillaci, e ha evidenziato che prendendo il tasso di obesità, una delle principali malattie legate a un’alimentazione basata su prodotti ultraprocessati con l’aggiunta di elevate quantità di additivi chimici, il nostro Paese non ha una situazione così critica. Nel 2023 la quota della popolazione di maggiore età con peso in eccesso era meno della metà, il 46,4%. Negli ultimi venti anni, però, c’è stato un aumento del 7,1% delle persone in sovrappeso e del 36,4% di quelle obese. Ad aumentare molto di più è il diabete: negli ultimi 20 anni l’incidenza di questa patologia è aumentata del 65%. Limitandoci agli ultimi anni la curva è sempre in crescita: si passa infatti da un’incidenza del 6,3% nel 2021 al 6,6% nel 2023.

Le malattie legate all’alimentazione e allo stile di vita non corretti fanno lievitare i costi sanitari e, secondo quanto rileva lo studio della Fondazione Aletheia, generano anche una contrazione annua del Pil europeo del 3,3%. Lo studio prova anche a quantificare il costo in euro dell’incremento del sovrappeso legato a stili nutrizionali errati che rappresenta il 9% della spesa sanitaria nazionale: ad ogni italiano costa un’extra “tassa” annuale di 289 euro.

Tra i principali strumenti per contrastare queste problematiche c’è sicuramente la dieta mediterranea, iscritta nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Per il professor Claudio Franceschi, emerito di immunologia all’Università di Bologna e tra gli autori della ricerca, «la dieta mediterranea rappresenta un elemento cardine per la salute dei cittadini poiché ha una serie di effetti favorevoli sulla composizione corporea, lo stato infiammatorio cronico caratteristico dell’invecchiamento ed anche su tutta una serie di parametri cognitivi».

Tra le abitudini che sono alla base di un’alimentazione non corretta c’è quella di consumare cibi ultraprocessati in eccesso. Il rapporto spiega che una riduzione del 20% delle calorie assunte da alimenti ad alto contenuto di zucchero, sale e grassi saturi potrebbe prevenire in Italia 688mila malattie croniche entro il 2050 e far risparmiare 278 milioni di euro l’anno di spesa sanitaria: circa 7 miliardi nei prossimi 25 anni.

Fondamentale appare anche la garanzia del controllo di qualità̀ dei prodotti assunti sia dal punto di vista nutrizionale che sotto l’aspetto della sicurezza alimentare. Da questo punto di vista il nostro Paese gode di una situazione molto positiva visto che i prodotti italiani sono i più controllati dalle autorità̀europee con oltre 11.300 campioni analizzati, seguiti da quelli francesi (circa 10mila) e da quelli tedeschi dove i campioni analizzati sono poco meno di 8.700. Nel confronto il 10,3% dei campioni di origine extra Ue ha livelli di contaminazione da fitofarmaci superiori ai limiti di legge, ben 5 volte superiore a quelli di origine Ue (2%).

Il direttore di Aletheia, Riccardo Fargione, spiega che si assiste spesso «a disinformazione e strumentalizzazioni che spingono verso modelli di consumo dannosi per i cittadini. Non possiamo permetterlo in un Paese, come l’Italia, che vanta una cultura ed un patrimonio enogastronomico di assoluta eccellenza. Ma non possiamo permetterlo neanche a livello globale, per il bene dei cittadini e dei nostri figli. Ed è per questo che con la Fondazione Aletheia ci siamo dotati di un team di medici e scienziati di altissimo profilo per provare a scardinare falsi miti e mettere ordine su un tema delicatissimo».

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