Un settore agricolo anche a livello lavorativo sempre più “anziano”, e che mostra evidenti segni di logoramento e scarsa capacità di ricambio generazionale. È quanto emerge dall’analisi della Uila (Unione italiana dei lavoratori agroalimentari) che, analizzando il decennio 2014-2024, sottolinea come a fronte di un volume di lavoro complessivo in crescita, raggiungendo nel 2024 il picco storico di 88,7 milioni di giornate, sia più che raddoppiata la quota degli over 60 ancora al lavoro e ci sia stata solo una lieve crescita per i giovani under 20 che comunque faticano a rimanere nel settore e sembrerebbero essere solo di passaggio.
Fatica dunque in agricoltura il ricambio generazionale non solo aziendale, ma anche quello degli operai impiegati con gli over 60 che hanno superato la soglia critica delle 100.000 unità: questa componente, che nel 2014 rappresentava solo il 5,7% della forza lavoro, oggi ne costituisce l’11,2%, diventando il pilastro che regge quasi il 10% delle giornate totali del settore. Sebbene la quota di giovanissimi (under 20) sia leggermente cresciuta in percentuale (dal 4,2% al 5,3%), rimane ancora marginale nel garantire la continuità del settore. L’analisi della permanenza lavorativa nel settore svela, infatti, una criticità che va oltre il semplice turnover: l’agricoltura italiana fatica a trattenere i propri lavoratori, manifestando la difficoltà ad offrire prospettive di lungo periodo. In sette anni, il settore ha assistito alla fuga dai campi da parte di oltre il 60% della forza lavoro. Questa emorragia colpisce le fasce estreme del mercato, quelle che rappresentano il “vivaio” e la “memoria” del comparto. La fascia centrale, quella tra i 21 e i 40 anni, che dovrebbe rappresentare il vero motore del rinnovamento, ha invece subito un’erosione lenta ma costante (è scesa dal 45,2% al 40,6%).
Cambiata anche l’identità rurale: nel 2017, i ‘’veterani’’ dei campi erano per il 90,9% lavoratori nati in Italia, sette anni dopo, dei quasi 70.000 italiani, ne restano attivi poco più di 10.000. Un buco di 60.000 operai anziani che rappresenta la scomparsa fisica della memoria storica del settore. La manodopera straniera ha assunto così il ruolo di pilastro strutturale anche nelle fasce d’età avanzate. Dal 2014 al 2024, gli over 60 nati all’estero sono quasi triplicati in termini di incidenza, passando dal 9,1% al 17,1% del totale, mostrando, inoltre, una resilienza superiore rispetto alla componente nazionale, con un tasso di permanenza del 17,6% contro il 15,2% degli italiani.
‘’L'agricoltura italiana tocca il record di giornate lavorate ma sconta un invecchiamento critico – afferma la segretaria nazionale della Uila, Enrica Mammuccari - in dieci anni gli operai over 60 sono raddoppiati, diventando il pilastro di un settore che però non riesce a trattenere i giovani. Il ricambio generazionale è solo apparente, con i nuovi ingressi che restano precari e fuggono dai campi dopo pochi mesi. Il rischio è un’emorragia della memoria che minaccia la qualità e il futuro del Made in Italy’’.
2026-05-05T09:15:30Z