Milanese, classe 1969, Elena Goitini è amministratore delegato di BNL e Responsabile Gruppo BNP Paribas in Italia, la prima donna alla guida di una grande banca nel nostro Paese. Lavora tra Milano, Roma e Parigi, e ha un profilo decisamente originale. Studi economici (laurea in Economia alla Bocconi di Milano e diplomi di management presso INSEAD Parigi, IMD Losanna e SDA Bocconi) ma anche una forte passione per le discipline umanistiche: è diplomata alla Scuola Holden di Torino ed è coach certificata a livello internazionale (ICF). Scienza dei numeri e storytelling. E il cinema è l’arte del racconto visivo. Infatti, per il gruppo che dirige, cinema e cultura, oltre al tennis, sono i pilastri dell’impegno sociale: «perché nel sociale c’è inclusione e sostenibilità». Quest’anno, BNP Paribas ha voluto essere accanto a Elle per la prima edizione dei nostri premi “veneziani” dedicati ai talenti femminili che contribuiscono alla realizzazione di un’opera cinematografica: ELLE BNP Paribas Women in Venice. «Il sostegno al cinema e alla cultura fa parte della nostra visione complessiva», dice Goitini, «ed è integrato nel nostro modo di essere Banca e Gruppo in Italia».
Il background di coach in che modo influenza il suo approccio manageriale?
Lo influenza moltissimo. Coaching e mentoring sono esercizi di scambio reciproco: ascolto attivo, fiducia, condivisione di conoscenze ed esperienze. È questa, per me, l’essenza della managerialità e della leadership. Il leader non si limita a dare obiettivi: ne condivide il perché, indica il come e si mette in ascolto per cogliere le perplessità e sciogliere i dubbi. Allena la squadra al risultato, non lo cala dall’alto. Come il coach, sa essere partner: ispira e guida con l’esempio, prima ancora che con le parole.
È diplomata alla Scuola Holden: l’uso del racconto è uno strumento importante nel suo lavoro? Perché?
Frequentare la Holden è stato un regalo alla mia curiosità, che considero il primo motore dell’apprendimento. Per lavoro sono una donna di numeri, ma nella scrittura trovo una razionalità quasi matematica: scrivere significa mettere ordine, liberare una frase dalle sovrastrutture perché il ragionamento emerga nitido. Prendo sempre appunti per costruire il racconto di un evento o di un progetto. E lo ripeto spesso: non servono decine di slide, bastano tre concetti chiari - nella testa e nella penna - per orientarsi anche nelle progettualità più grandi.
Perché è importante questo coinvolgimento nella prima edizione di ELLE BNP Paribas Women in Venice?
Siamo al fianco del cinema da un secolo. Crediamo nei linguaggi come abilitatori di inclusione, capaci di dare voce a chi ne ha meno, e nel cinema come fenomeno globale che parla di comunità. Il 2026 è l’anno in cui rinnoviamo questo impegno con nuove partnership: quella con il Gruppo Hearst per la prima edizione di ELLE BNP Paribas Women in Venice ne è l’esempio più recente. Ci piace raccontare il cinema anche come officina, luogo di creazione collettiva dove le donne sono da sempre protagoniste: non solo davanti alla macchina da presa, ma in tutte le specializzazioni artistiche e tecniche.
Siete attenti alle registe e ai registi esordienti, al momento più delicato nella carriera di un filmmaker. Di cosa andate particolarmente orgogliosi?
Siamo orgogliosi ogni volta che un esordiente ha l’occasione di mostrare la propria opera. Quest’anno, abbiamo affiancato 24 Frame al Secondo, concorso di cortometraggi che ha visto competere oltre 1.800 opere di under 25 da tutto il mondo. Con lo stesso spirito, ai Nastri d’argento abbiamo premiato l’esordio di Margherita Spampinato con Gioia mia. E non solo cinema: ogni anno acquisiamo l’opera vincitrice del Premio BNL BNP Paribas nell’ambito di BNP Paribas MIA Photo Fair a Milano. Perché il talento, da solo, non basta: serve un contesto che lo renda visibile.
Lei ha ricevuto il premio Alumna of the year dalla community Alumni Bocconi ma ha passioni come la scrittura: che consiglio darebbe ai giovani manager che considerano superflue le competenze umanistiche?
Oggi l’intelligenza artificiale ci consegna un paradosso solo apparente: il prompting, cioè saper dare alla macchina istruzioni precise, è una competenza dalla forte impronta umanistica. È l’incontro tra umano e macchina - Human + Machine - e richiede padronanza della lingua, chiarezza di pensiero, capacità di fare le domande giuste. Conoscere non è mai superfluo. Il mio consiglio sta in una parola: curiosità. È il motore della formazione continua, dell’imparare a interrogare il mondo e a comprendere il mercato. E poi ascoltarsi: assecondare le passioni, con un’attenta analisi del contesto.
Se dovesse scegliere un film da far vedere ai suoi collaboratori quale sceglierebbe e perché?
Nuovo Cinema Paradiso. Dentro ci trovo sogno, passione, determinazione, saggezza, coraggio, futuro. Sono gli elementi che vorrei abitassero - e animassero - ogni luogo di lavoro.
Il film che la aiuta a dimenticare una dura giornata di lavoro? E la battuta indimenticabile?
Le fate ignoranti di Ferzan Ozpetek. Parla di vita vissuta e di antifragilità: la capacità non solo di reagire, ma di evolvere e migliorarsi. La battuta? «Che stupidi che siamo, quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. Tante volte la vita ci passa accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno». Non servono ulteriori commenti.
I cliché sulla finanza e sulla leadership al femminile che la fanno arrabbiare o sorridere nei film?
Mi fa sorridere - e un po’ arrabbiare - la donna manager rappresentata come arrampicatrice, tutta e solo lavoro. Gli stili di leadership non hanno genere. Il cinema, del resto, ha spesso anticipato le evoluzioni sociali: oggi molte attrici interpretano personaggi femminili di cui esaltano competenza, autorevolezza e un pizzico di dovuta fierezza.
Ha mai pensato di scrivere una sceneggiatura?
No, anche se accarezzo l’idea di pubblicare un libro su percorsi di vita. Un sogno non nel cassetto, ma “sul comodino”: a portata di mano…
Immagino che abbia un’agenda fitta e che viaggi molto. Prima di pianificare un nuovo anno quali sono gli spazi “sacri” che cerca di proteggere? Quelli che dedica a sé e alle sue passioni. I suoi non-negotiables nella vita? E nel lavoro?
Tre lettere: TFM, Time For Me. È la parentesi di libertà che difendo in agenda, dedicata a me stessa, alle mie passioni, alla riflessione e allo studio. La chiamo “food for brain”: nutrimento per mente e anima, anche “solo” con un buon libro o un film.
Testo di Silvia locatelli
cultura
2026-09-02T08:07:04Z